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Carnera

Pubblicato in Azione da pinkandthecity il Maggio 18, 2008

FONTE: CelluloidPortraits

Carnera, grande produzione italiana, esce nelle sale con lo scopo di meravigliare e colpire gli spettatori grazie all’utilizzo di tre elementi. Il mito, l’italianità e gli effetti speciali. Questi tre elementi sono fondamentali affinché un’opera del genere possa raggiungere il successo meritato, ma in Carnera i tre elementi non appaiono amalgamati come dovrebbero.
La storia del pugile Primo Carnera è ovviamente epica ed interessante. È il classico esempio di come un uomo “nessuno” riesca a diventare il simbolo di qualcosa di importante. È l’ideale del bravo italiano che sa farsi valere; rappresenta l’uomo puro che può contare solo sulle proprie forze. Amato dalla sua nazione ed apprezzato in tutto il mondo, Primo, scala velocemente la strada del successo arrivando fino in cima e conquistando, a New York, il titolo mondiale dei pesi massimi.
Questo mito è però stato reso fin troppo teatrale dal team degli sceneggiatori che ha deciso

di caratterizzare ogni personaggio in modo vistoso e ben riconoscibile. I dialoghi sono pochi e concentrati, presumibilmente per lasciare maggior spazio possibile alle immagini ed alle azioni. Troppe gag comiche e la molteplicità dei cliché riguardanti la società italiana dei primi del ‘900 trasmettono la sensazione che il film, seppur italiano, sia stato concepito per una distribuzione estera. Ciò distacca lo spettatore dall’azione non permettendo un potente trasporto drammatico.
L’utilizzo massiccio degli effetti speciali, fa di Carnera il film europeo che ha subito il più intenso lavoro di post-produzione. La ricostruzione digitale delle arene in cui il pugile si è battuto, ha richiesto 20 mesi di lavoro, ma, rispetto alla qualità degli effetti a cui siamo abituati, le ricostruzioni digitali di Carnera appaiono finte ed irreali. L’utilizzo del blue screen si denota dai contorni degli attori che presentano delle sfumature blu su tutti i bordi dell’immagine.
Interessante è invece

la scelta degli attori. Luca Confortini, che si è occupato del casting, ha saputo scegliere gli attori con il fisico più adatto per il ruolo da interpretare. Primo Carnera è stato recitato dall’attore emergente Andrea Iaia che ha saputo ricostruire la fragile psicologia del personaggio.
In generale il film appare scadente. L’appartenenza nazionale del mito Carnera non è bastata a risollevare il ritmo di un’opera che poco riesce ad attirale gli spettatori. Gli effetti speciali sono solo abbozzati e c’è da chiedersi se è davvero necessario l’utilizzo della tecnologia ai fini di un racconto di questa tipologia. La cinematografia italiana è interessante proprio per la capacità di raccontare delle belle storie ed è forse questo l’ambito in cui ci si dovrebbe muovere per poter realizzare dei film di buona qualità.

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