L’uomo che ama
E’ ufficialmente aperta la gara del terzo Festival Internazionale del Film di Roma da ieri sera, quando è stato presentato in anteprima mondiale il film “L’uomo che ama”. Il film è uno sguardo maschile sulle relazioni amorose. Vedendolo ci si chiede: può un uomo soffire e distruggersi dell’amore non ricambiato di una donna? Si, Maria Sole Tognazzi (regista del film) ce lo mostra. Ma a struggersi, altre al bravo Favino, è anche il pubblico, costretto a sopportare novanta minuti di drammi e strazi accompagnati dai violini di Carmen Consoli, unico elemento del cast a risultare piacevole.
Roberto (Pierfrancesco Favino) è innamorato di Sara (Ksenia Rappoport). I due stanno per cominciare una convivenza quando lei decide di tradire Roberto. L’uomo, distrutto dall’amore, con l’anima in frantumi, vive, anzi sopravvive, e proprio nel momento culmine del dolore, tutto ricomincia. Il film si blocca e mostra quello stesso uomo, ma qualche mese prima la rottura. E’ fidanzato con Alba (Monica Bellucci), donna forte ed indipendente. I due cercano di avere un figlio, ma, dopo diversi tentativi, Roberto decide di lasciarla scoprendosi disinnamorato.
Un gioco di ruoli che si invertono in una lentezza che tanto vorrebbe essere poetica, ma rimane semplice lentezza. Maria Sole Tognazzi mostra il suo talento. Lo si intravede, ma è tutto terribilmente acerbo e forzato.
In sala, dopo la proiezione, il battito di mani è sembrato quasi un dovere, e le votazioni ad personam (novità di questa edizione) sono state spietate. “Non voglio neanche votarlo” ha detto un ragazzo all’uscita dalla sala, mentre un altro ancora ha dato un due su cinque “solo per l’accenno alla storia gay che rende lontanamente interessante il film”.

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