Edward Hopper. La malinconia di uno spione.
di Daniele Catena
Per la prima volta in Italia, a Milano e Roma si rende omaggio alla carriera di Edward Hopper (1882-1967), ultimo tra i realisti americani. Una collezione di 160 che ripercorrono la carriera di un artista solitario che ha fatto delle città (e delle emozioni) una necessità artistica.
Passeggiando per le sei sezioni della mostra, che ripercorrono tutta la carriera di Hopper, non si può fare altro che essere soli, e soli, osservare. Nella prima stanza c’è la riproduzione a grandezza naturale del più iconico dipinto di Hopper, Nighthawks (Nottambuli, 1942). Noi possiamo entrare nel quadro. Sederci accanto all’emblematica signora col vestito rosso, e rimanere in silenzio ad osservare.
Hopper è la spia artista; la spia malinconica. Le sue tele sono pezzi di città rubati da un treno in corsa. Le architetture, che permeano ogni dipinto di Hopper, non sono altro che immagini che raccontano una storia, che non è mai descritta. Second Story Sunlight (1960) è la bellissima fotografia dipinta del balcone di una casa in campagna. Una vecchia ed una ragazza in costume prendono il sole. E questo è solo quello che Hopper ci fa sapere. Sono le nostre emozioni che creano la storia perchè l’artista dipinge solo “la luce del sole sulla parete di una casa”.
Edward Hopper è un uomo solo; che dipinge solo e senza nessuna influenza esterna. Hopper è un artista che cattura persone silenziose, emozionate; avvolte nella luce. Hopper è il maestro della nostra immaginazione, perchè è l’unico capace di catturare esattamente ciò che l’occhio osserva. Non ci perdiamo nei dettagli inutili di uno stucco rovinato, perchè a noi interessa la malinconia delle ombre del tramonto.
La mostra di Edward Hopper è aperta fino al 13 giugno 2010 a Roma, Fondazione Roma Museo (via del Corso 320).
Per maggiori informazioni www.fondazioneromamuseo.it
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