Wolverine

La saga di X-MAN è una delle poche eccezioni nel mondo del cinema in cui i sequel sono di qualità maggiore e sempre più interessanti man mano che vengono realizzati. Il primo X-MEN era di bassa qualità, con una trama banale e degli effetti speciali interessanti ma rudimentali. Quantomeno il film aveva posto le basi per delle storie future che, al minimo delle aspettative, avrebbero fatto guadagnare gli studios con merchandising e vendite mondiali. Ma appena è uscito il suo seguito qualcosa è accaduto. Il film era abbastanza interessante, anche se non pienamente riuscito. E, ennesimo colpo di scena, X-MEN III ha superato gli altri due film in fatto di qualità ed interesse.

Quando, quindi, è stato annunciato il prequel della saga, ci sono state subito reazioni positive. Sia per la voglia di vedere un nuovo film sui supereroi, ma anche perché la storia è basata sulle origini degli X-men ed in particolare su Wolverine, il sexy supereroe interpretato da Hugh Jackman. Così, preceduto da rumors sulla trama, sugli attori, sul cast e sulle tanto chiacchierate scene di nudo di Jackman, X-MEN LE ORIGINI. WOLVERINE, arriva in sala a fine aprile.
Logan (Hugh Jackman) lavora come taglialegna in Canada ed è felicemente sposato con Kayla (Lynn Collins), donna capace di rendere perfetta la loro unione. Ma Logan, al tempo Wolverine, prima di modificare la sua vita radicalmente, aveva dei conti in sospeso con il suo passato e con il crudele fratello Creed (Liev Schreiber). E quando Creed torna ad uccidere e spaventare, Logan si vede costretto ad abbandonare il Canada per combattere il male e diventare, infine, Wolverine.

Ovviamente da un film sugli X-Men e Wolverine non c’è da aspettarsi nulla di filosoficamente importante, ma solo spari, rumori ed azione. Ed il film è talmente pieno d’azione che la trama, a tratti, svanisce. Ma che importanza ha? Tutti sopravvivono senza sapere nel dettaglio le turbe psicologiche dei personaggi Marvel, e sicuramente, molti, hanno aspettato il film solo per poter vedere nuovamente Hugh Jackman, nudo e sudato. Perciò l’inutilità della saga X.MEN non si smentisce, ma almeno continua a migliorarsi. E se dopo X-MEN LE ORIGINI. WOLVERINE sarà la volta di altri spin-off, sono sicuro che accadrà nuovamente ciò che è successo ora. Ci saranno recensioni orrende, pareri contrastanti, ma tanti tanti incassi al box office.
via|FLM
The Spirit

Quest’anno sotto l’albero, oltre alle solite sciarpe e cappellini, troverete un regalo speciale. Sarà un racconto tanto bello quanto affascinante. Infatti il 25 dicembre esce al cinema The Spirit, progetto creato grazie all’arte fatta cinema di Frank Miller. Questo racconto nero interrompe in modo cruento la spensieratezza e la dolcezza delle favole natalizie, tingendo di noir il mese di dicembre.
Tratto dalla serie di fumetti di Will Eisner, The Spirit narra delle vicende dell’omonimo supereroe, nato, morto e ricreato in una strana città che ogni cosa nasconde. Spirit (Gabriel Macht) salta da un balcone all’altro e respira dei palazzi e delle strade. Ama la città, sua amica, sua amante, sua madre, e non sopporta che possa soffrire. E così, quasi come un Dio, si getta in strada salvando vite ed arrestando malfattori. E Spirit ne è convinto. Tutto il male che affligge Central city è collegato e lui vuole sconfiggerlo. Sulle tracce del cattivo Octopus (Samuel L. Jackson) si inbatte in eventi che sperava di lasciare nel suo oblio, ed i racconti della sua infanzia ritornano a galla. Dalla melma da cui i pensieri riaffiorano, una donna, la Donna (Eva Mendes), ritorna anch’ella per ammaliare come un tempo il supereroe, debole da sempre alla sensualità femminile.
Miller apporta alla storia la sua straordinaria immaginazione visiva in modo decisamente superlativo. Grazie a Sin City, co-diretto da Miller e Rodriguez, The Spirit acquista più spessore creando un connubio interessante tra gafica e racconto. I colori sono esaltati, cancellati, modificati ed appiattiti ed il film sembra quasi di leggerlo sulle pagine di un fumetto. E così l’anima più profonda del racconto si salva. Will Eisner, la cui raccolta di fumetti su New York è da poco in libreria, racconta le vite di strane persone, in uno strano mondo. Sempre riconoscibile la sua sporca New York, anche in The Spirit il concetto di fondo è un discorso sulla città, vista attraverso gli occhi dei suoi abitanti. Spirit, oltre che un supereroe in maschera nera ed erotismo, è sopratutto lo spirito di Central City. Ed in un continuo girovagare tra palazzi, paludi e vecchie industrie, non si fa altro che spiare nelle camere di quegli edifici anonimi che ci capita spesso di vedere per strada.
I dialoghi, geniali, sono sottilmente ironici, ed, assolutamente, mai scontati. Le parole hanno il solo scopo di caratterizzare fino all’assurdo tutti quei personaggi che animano la storia. Gli attori sono riusciti a ricrearli e renderli incredibilmente credibili. Gabriel Macht è una sagoma perfetta, Eva Mendes è sensuale ed eccitante come poche al cinema, Samuel L. Jackson, il cattivissimo Octopus, è sensazionale in tutti i suoi momenti assurdi, ma un particolare riconoscimento va a Scarlett Johanson, il braccio destro di Octopus, che interpreta una “bambolona” folle e terribilmente irresistibile.
The Spirit non incarna sicuramente, e neanche lontanamente, lo spirito del Natale, ma è una storia intrigante e non bisogna lasciarsela scappare. Abbiamo tutti un nuovo cult!
Fenomeno Twilight
Follia, follia pura al Festival Internazionale del Film di Roma. Sono stati presentati in anteprima mondiale 15 minuti del prossimo teen cult Twilight. Le ragazze (i ragazzi si erano come smaterializzati) erano aggrappate con forza alle balaustre del red carpet. I vampiri sarebbero arrivati a breve. E come in un vero film, 15 minuti prima della proiezione, il cielo si è scurito. Tutto grigio. Una pioggia violentissima si è rivoltata sul tappeto e sui presenti. I tuoni hanno fatto da padrone, ma le ragazze erano ancora tutte lì. E l’atmosfera era perfetta.
Il film, storia d’amore tra un’umana ed un vampiro, racconta dell’incontro dei due e di come, lentamente e sfortunatamente, si sono avvicinati. E la lotta tra due mondi ha inizio. Da una parte i vampiri (vegetariani) che proteggono l’umana, dall’altro gli altri vampiri; crudeli, cattivi e pericolosi. Un Romeo e Giulietta moderni, che hanno incantato grazie al fenomeno letterario della saga creata da Stephenie Meyer (ad ora quattro libri in libreria).
Un fenomeno femminile inspiegabile ed inaspettato. Tre ragazze sedute in sala mi hanno spiegato perché il racconto è così bello. “E’ una storia d’amore fortissima, straziante”, hanno detto con un’energia incredibile. Un’altra ragazza ha detto che il libro è fantastico perché racconta di una amore puro. “Lei lo ama, ma lui è immortale. Questo rapporto non potrà mai andare avanti eppure i due continuano ad amarsi”.
Salta, però, subito all’occhio l’età delle fan. Tutte dai 14 anni in su, una; particolari nello stile, e tutte pronte ad urlare a polmoni pieni qualunque cosa pur di interagire con i due protagonisti. Kristen Stewart e Robert Pattinson, insieme alla folle regista Catherine Hardwicke, hanno incontrato i ragazzi per chiacchierare. Ed ancora urla lancianti, risate ed energia. Oltre ai primi minuti del film, nessuno ha ancora visto nulla, eppure sono tutti certi che Twilight sarà, inesorabilmente, il più grande successo commerciale dell’anno!
Wanted

Dopo Night Watch e Day Watch, due piccoli film che hanno spopolato in Russia (arrivando anche nel resto del mondo), Timur Bekmambetov torna al cinema con un progetto ambizioso; Wanted. Primo film hollywoodiano per l’artigiano russo, questo film, conserva tutti gli elementi kitsch, colorati e caotici, delle precedenti opere. Trainato da una forte promozione, con tanto di tour europeo di interviste e red carpet, l’opera viene lanciata come il successo della stagione cinematografica estiva. Morgan Freeman, James McAvoy e Angelina Jolie, sono i pilastri su cui tutto il progetto ruota e, grazie a loro, la casa di produzione spera che il film possa avere il massimo delle visibilità.
Ma, per quanto a livello concettuale il film abbia una sua valenza culturale e commerciale valida, in effetti è solo un insieme di effetti speciali e dialoghi irrisolti. Se per gli ultimi due Matrix la storia poteva anche passare in secondo piano per via delle mirabolanti ed avanzate soluzioni visive, Wanted, ricalca solamente alcuni degli espedienti Wachowskiani, lasciando spazio ai misteri della trama.
Tratto liberamente dal comic book omonimo, creato dalle menti di Mark Millar e J.G. Jones, Wanted rende meno plateali e fumettistici i personaggi che animano la storia. Se il fumetto pone delle domande ai lettori, il film ha la presunzione di dare le risposte inserendole in un ambiente filosofico/culturale completamente fittizio, ma fortemente radicato nella realtà.
L’effetto finale è un grande insieme di colpi d’occhio, dinamiche intricate e momenti carichi di ovvietà e finto stupore. Wanted è all’altezza del target americano a cui siamo abituati, ma se ne apprezza il coraggio di un regista che ha deciso di lasciare il proprio mercato per provare qualcosa di diverso nella mecca del cinema commerciale. Magari la prossima volta Timur Bekmambetov potrebbe metterci anche della personalità!
Hulk

Prima Iron Man ed ora Hulk. Di nuovo. L’ultimo film non è un seguito di quello uscito nel 2002, e nemmeno il suo prequel. È, ancora una volta, il racconto di come un uomo diventa supereroe e di come riesce ad affrontare, prima i suoi poteri, poi la fuga, quindi la perdita di tutto quello che conta per giungere al riscatto finale, solo dopo una dura, cruenta e rumorosissima lotta. Ora gli impreparati spettatori leggendo la trama su scritta avranno già capito che questo nuovissimo Hulk è assolutamente identico a tutti i film tratti dai fumetti usciti a partire da Spider-Man 2 in poi. Le case di produzione hanno provato a portare al cinema qualsiasi tipo di fumetto, ed avendoli ora terminati, si ricominciano a prendere i film un po’ vecchiotti per rifarli ancora più rumorosi ed inutili.
Hulk vanta un enorme cast, che però non ha dato spessore al film, creato su di una trama fatta di adrenalina, azione e confusione. Dal principio fino alla fine si cerca di attirare l’occhio dello spettatore in un turbinio di immagini colorate e scure allo stesso tempo. Ogni trasformazione di Banner in Hulk non è mai visibile fino alla fine. Ombre e luci cercano di creare una coreografia di spazi che, insieme ad un sonoro assordante, portano lo spettatore ad uno stato di appiattimento totale. Chi guarda il film è obbligato a farlo in modo passivo, perché tutto è scontato e ripetitivo. C’è quindi da chiedersi il perché della necessità di riportare al cinema Hulk. La risposta è nella parola “marketing”. Effettivamente questo film, insieme ad Iron Man ed al prossimo Capitan America, va inserito in un discorso più ampio che si concluderà con un ultimo film che vedrà i tre supereroi combattere fianco a fianco. In questo modo Hulk non diventa altro che un trailer di ciò che gli Studios presto cominceranno a produrre. In ogni modo, l’opera, non rappresenta un prodotto degno di essere ricordato, ma è sicuramente capace di dare ospitalità a tutti quei ragazzi che, nelle giornate calde d’estate, cercheranno un cinema dotato di aria condizionata ed effetti speciali.
Carnera
Carnera, grande produzione italiana, esce nelle sale con lo scopo di meravigliare e colpire gli spettatori grazie all’utilizzo di tre elementi. Il mito, l’italianità e gli effetti speciali. Questi tre elementi sono fondamentali affinché un’opera del genere possa raggiungere il successo meritato, ma in Carnera i tre elementi non appaiono amalgamati come dovrebbero.
La storia del pugile Primo Carnera è ovviamente epica ed interessante. È il classico esempio di come un uomo “nessuno” riesca a diventare il simbolo di qualcosa di importante. È l’ideale del bravo italiano che sa farsi valere; rappresenta l’uomo puro che può contare solo sulle proprie forze. Amato dalla sua nazione ed apprezzato in tutto il mondo, Primo, scala velocemente la strada del successo arrivando fino in cima e conquistando, a New York, il titolo mondiale dei pesi massimi.
Questo mito è però stato reso fin troppo teatrale dal team degli sceneggiatori che ha deciso di caratterizzare ogni personaggio in modo vistoso e ben riconoscibile. I dialoghi sono pochi e concentrati, presumibilmente per lasciare maggior spazio possibile alle immagini ed alle azioni. Troppe gag comiche e la molteplicità dei cliché riguardanti la società italiana dei primi del ‘900 trasmettono la sensazione che il film, seppur italiano, sia stato concepito per una distribuzione estera. Ciò distacca lo spettatore dall’azione non permettendo un potente trasporto drammatico.
L’utilizzo massiccio degli effetti speciali, fa di Carnera il film europeo che ha subito il più intenso lavoro di post-produzione. La ricostruzione digitale delle arene in cui il pugile si è battuto, ha richiesto 20 mesi di lavoro, ma, rispetto alla qualità degli effetti a cui siamo abituati, le ricostruzioni digitali di Carnera appaiono finte ed irreali. L’utilizzo del blue screen si denota dai contorni degli attori che presentano delle sfumature blu su tutti i bordi dell’immagine.
Interessante è invece la scelta degli attori. Luca Confortini, che si è occupato del casting, ha saputo scegliere gli attori con il fisico più adatto per il ruolo da interpretare. Primo Carnera è stato recitato dall’attore emergente Andrea Iaia che ha saputo ricostruire la fragile psicologia del personaggio.
In generale il film appare scadente. L’appartenenza nazionale del mito Carnera non è bastata a risollevare il ritmo di un’opera che poco riesce ad attirale gli spettatori. Gli effetti speciali sono solo abbozzati e c’è da chiedersi se è davvero necessario l’utilizzo della tecnologia ai fini di un racconto di questa tipologia. La cinematografia italiana è interessante proprio per la capacità di raccontare delle belle storie ed è forse questo l’ambito in cui ci si dovrebbe muovere per poter realizzare dei film di buona qualità.
Hancock
Quando l’ozio di Yoghi Bear si unisce al potere dell’Uomo Ragno ed all’irriverenza di Willy il Principe di Bel Air, allora di sicuro può venir fuori qualcosa di esilarante come Hancock.
Nuovo film di supereroi della Columbia, la stessa di Spiderman e fratelli, Hancock cerca di infrangele la monotonia dei precedenti blockbuster, riuscendoci (quasi). Will Smith e Charlize Theron sono i due personaggi borderline un pò umani e lontanamente eroi. Hancock ci prova a fare il bravo ed aiutare la popolazione di Los Angeles, ma ogni volta combina più danni dei malviventi da catturare. Autostrade distrutte, macchine infilzate sull’antenna del Capital Records Building, balene lanciate (letteralmente) in mare distruggendo i pescherecci e quartieri completamente devastati. I cittadini non ne possono più. Hancock la deve pagare. Ray, dirigente di un azienda di pubbliche relazioni, decide di aiutare il supereroe alcolizzato a mostrarsi bravo e perfetto agli occhi di LA, andando contro l’opinione pubblica e contro il volere di sua moglie Mary che certamente nasconde qualcosa di molto interessante.
Ironico, cinico, bello e naturale, Will Smith diventa il suo personaggio. “C’è questa idea che i film estivi siano legati solo all’azione e quelli autunnali ai personaggi”, rivela Will Smith, “Ma cosa succederebbe se qualcuno prendesse una storia potente e drammatica con degli archi narrativi importanti per i personaggi e la ambientasse in un universo che contiene tutto lo spettacolo di una pellicola in uscita negli USA il 4 luglio? Perchè non si possono mettere assieme le due cose e prendere il meglio dei due mondi?”.
Forse il team dei creatori c’è riuscito, portanto nelle sale un nuovo film, fresco e diverso. Un buon ritorno al cinema dopo le assolate giornate estive.
Carnera
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FONTE: CelluloidPortraits
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I Guardiani del Giorno
La battaglia tra forze oscure e forze del bene c’è. Un immacine onirica e visionaria c’è. Tanti colori buttati un pò avunque ci sono. I flashback ci sono. Insomma tutti gli elementi per un fantasy-horror sono stati scelti. Peccato che forse “I guardiani del giorno” non riesca a mescolarli al massimo.
Timur Bekmambetov, già regista de “I guardiani della notte”, ritorna sul grande schermo con la seconda parte della trilogia che ha fatto impazzire la Russia. Quando è uscito nelle sale il primo film della saga, i russi l’hanno preferito a kolossal come “Il Signore degli anelli” e “Spider-man 2″. Opera a basso costo, è il primo film fantasy russo che, tratto dal romanzo di Sergei Lukyanenko, parla della più vecchia delle storie, ma in salsa rock-pop.
Sin dal medioevo le tenebre e la luce si combattono silenziosamente in una battaglia regolata da una tacita tregua da rispettare ad ogni costo. Ma questa guerra tra Luce e Buio ha ormai talmente indurito le due fazioni che hanno schierato due eletti, due “Altri”, pronti a scontrarsi nella più grande delle battaglie mai esistite. Anton Gorodetsky è al centro della vicenda, schierato tra le forze della luce, ma con il figlio nominato Eletto dalle forze dell’Oscurità e un’amante schierata invece tra le forze della Luce.
Tra combattimenti, musica assordante e scenografie e costumi assolutamente kitch, la storia prosegue nel modo più classico possibile. Unica nota positiva è che la battaglia non prevede la totta tra il bene ed il male, ma si parla solo di due fazioni non schierate che cercano di lottare per i propri ideali. Quasi un conflitto politico tra vampiri e mostri di ogni altro genere esistente, “I Guardiani del Giorno” riesce comunque ad appassionare proprio per il suo aspetto reale, riconducibile però solo al succo della storia. Quasi una Russia contemporanea, come del resto tutto l’Occidente, in lotta continua. Una metafora chiassosa della nostra controversa realtà.
“I GUARDIANI DEL GIORNO” E’ CONSIGLIATO…
,.. a chi adora i colori e il montaggio da videoclip. E certamente a chi ama la Russia e le sue sfumature anni ‘90.
Rendition
Presentato ieri sera in pompa magna il film “Rendition” di Kelley Sane, già vincitore del premio oscar per il film “Tsotsi”. Storia politica e sociale, non usa mezzi termini per descrivere e criticare i meccanismi di difesa americana.
Esiste, infatti, una pratica chiamata rendition non molto conosciuta e poco nominata dalla stampa. Questa pratica consiste nel deportare gli uomini sospettati di terrorismo in carceri nascoste per poter estorcere con le torture quelle notizie che potrebbero sventare dei nuovi attacchi terroristici. E’ questo quello che accade a Anwar El-Ibrahim, ingegnere egiziano che vive ormai da 20 anni in America. Anwar di ritono a casa dal Sud Africa, viene bloccato dalla CIA e fatto misteriosamente sparire. L’uomo è sospettato di aver avuto a che fare con un attentato avvenuto a Città del Capo e per questo si ritiene necessario sottoporlo a torture per poter avere notizie importanti sul suo mandante. In America, intanto, sua moglie (Reese Whiterspoon), insospettita dalla mancanza di notizie dal marito, decide di cominciare una sua personale ricerca per poter riavere suo marito. Lei però si scontrerà con la brutale verità cercando in tutti i modi di salvare il marito e se stessa.
Il film, egregiamente scritto e diretto, è molto preciso nei dettagli, per poter ricostruire con perfezione tutto ciò che è realmente accaduto. Una narrazione a più strati crea un intreccio di storie che bilanciano i ritmi e le aspettative in un crescendo finale che culmina con un colpo di scena meraviglioso e del tutto inaspettato. “Rendition” è un film molto rischioso perchè porta a galla il lato oscuro dell’occidente che rischia di sembrare una grande e crudele dittatura.
Lode e merito a tutto il cast ed i creatori.



Carnera, grande produzione italiana, esce nelle sale con lo scopo di meravigliare e colpire gli spettatori grazie all’utilizzo di tre elementi. Il mito, l’italianità e gli effetti speciali. Questi tre elementi sono fondamentali affinché un’opera del genere possa raggiungere il successo meritato, ma in Carnera i tre elementi non appaiono amalgamati come dovrebbero.
di caratterizzare ogni personaggio in modo vistoso e ben riconoscibile. I dialoghi sono pochi e concentrati, presumibilmente per lasciare maggior spazio possibile alle immagini ed alle azioni. Troppe gag comiche e la molteplicità dei cliché riguardanti la società italiana dei primi del ‘900 trasmettono la sensazione che il film, seppur italiano, sia stato concepito per una distribuzione estera. Ciò distacca lo spettatore dall’azione non permettendo un potente trasporto drammatico.
la scelta degli attori. Luca Confortini, che si è occupato del casting, ha saputo scegliere gli attori con il fisico più adatto per il ruolo da interpretare. Primo Carnera è stato recitato dall’attore emergente Andrea Iaia che ha saputo ricostruire la fragile psicologia del personaggio.
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