How To Tie a Tie
di Daniele Catena

La cravatta, nata come mezzo di tortura dei Mongoli per legare gli schiavi per la gola ai sellini del cavalli, con il tempo è diventata item della classicità maschile. Sexy, banale, semplice, colorata, casual, elegante, la cravatta è un accessorio che ora si abbina con tutto, anche con la t-shirt. Ed in una diffusione così di massa della cravatta, ritorna l’arte del nodo.
Normalmente si conoscono due o tre nodi al massimo, ma ne esistono di diversi. Perfino i ricercatori di Cambridge, Thomas Fink e Yong Mao, si sono dedicati alla questione dei nodi. Applicando dei modelli matematici alla cravatta, i due, hanno trovato fino ad 85 nodi diversi. Ma quali sono i più usati?
Il Tiro a quattro è il nodo classico che tutti conosciamo e nato a Londra nel 1800, ma di grande importanza è anche l’Half-Windsor (applicato ad una cravatta Regimental). Differentemente dal nodo semplice, quest’ultimo è un nodo più largo e necessità di sei passaggi. Allargando l’attacco della cravatta, il Duca di Windsor, ha portato alla diffusione del nodo omonimo, effettuabile in otto/dieci passaggi.
Descrivere un nodo, però, è molto più facile che realizzarlo. Per questo, nell’era del video on-line, i tutorial sui nodi alle cravatte proliferano e collezionano utenti su utenti. About/Style è uno dei migliori portali per i nodi alle cravatte, papillon e consigli di stile. “How to tie a tie” è uno dei video più interessanti di About/Style sul nodo Windsor e sull’Half-Windsor. Ma YouTube è un’altra importante fonte di tutorial per la cravatta. Howcast è il canale su YouTube tra i più completi. Il loro archivio di video prevede tutorial per diversi tipi di nodi e farfallini, ma in caso di emergenza basta digitre la vostra richiesta, ed il nodo è fatto.
foto|wweek.com
L’erotismo glamour della Mongolia
di Maria Tridico

Gianluca Giraffa riscopre il senso dell’erotismo dei caratteri culturali della Mongolia. Ispirazioni etniche per un erotismo glamour, fanno di Gianluca Giraffa uno degli erodienti più brillanti dell’Accademia Altieri.
Che tipo di trucco avevano le modelle durante la sfilata?
il trucco era semplice ma ben curato nei minimi dettagli, non complicati per poter risaltare e valorizzare l’intera collezione ,vista la diversità dei temi scelti.
Quali sono i tessuti che più utilizzi? E il tuo preferito?
Per questa mini collezione ho utilizzato duchess di seta e chiffon, la duchess ha persmesso di realizzare la rigidità degli abiti e creare tagli tipici della mongolia e delle loro festività. Mentre con lo chiffon sono state realizzate tutte quelle applicazioni che formano il risultato che desideravo dare ai vestiti “effetto pelliccia”, per dare volume e nel contempo creare morbidezza. Inoltre per ricordare quel tipico costume mongolo utilizzato dai ragazzini per le festività (popolo degli TSAATAN). Accessoriando il tutto con applicazioni di piume e tessuti con stampe di pitone per ricordare alcuni animali totemici della cultura mongola e concludendo il tutto con punti luce realizzati con gli Swarovski.
Che ruolo ha l’accessorio nel look di una donna?
L’accessorio non è solo abbellimento, determina la riuscita dell’abito delle volte. Su abiti semplici possono essere proprio questi a formare la grande particolarità dell’abito. “Un vestito senza accessorio e come dire un corpo senza vestito”. Noi stilisti vestiamo il corpo e gli accessori vestano l’abito perché da solo può essere nudo.
Come definisci il tuo stile?
Posso solo dire una cosa su tutte… femminilità e eleganza, tutto il resto sono sfumature di quest’ultime.Per es: la trasgressione, l’eccesso o la provocazione possono essere inserite benissimo all’interno di una collezione ma se non si tiene presente la femminilità in primis e l’eleganza poi, diventano per me volgari e senza significato se indossati da una Donna.
In conclusione, ora che il percorso all’accademia Altieri è terminato è tempo di bilanci. Cosa ti aspetti dal mondo del lavoro?
Nella vita bisogna imparare e poi mettere in pratica cosa hai imparato e poi percorrere la tua strada mettendoci del tuo per esprimere te stesso in ciò che andrai a creare. Penso che le sole idea non mi porteranno da nessuna parte; per questo motivo il mio intento per ora è iniziare a capire cosa sia realmente la moda, come si realizza una collezione dalla fase del disegno alla confezione vera e propria dell’abito; imparando tutte le tecniche e trucchi della haute couture. In futuro perché no vorrei in qualche modo rivoluzionare il mondo della moda femminile.
La donna egiziana ricoperta d’oro di Enrico La Rocca
di Maria Tridico

Enrico la Rocca è uno dei giovani stilisti che hanno debuttato durante la sfilata di moda organizzata dall’Accademia Altieri. L’antico Egitto è stato il tema da lui scelto. Oro, sensualità e mistero sono gli elementi che compongono l’abito della sua donna. A 4Four ha rilasciato un’intervista esclusiva per parlare del suo stile e dei suoi sogni da stilista.
Che tipo di trucco avevano le modelle durante la sfilata?
Trucco semplice che risaltava l’eleganza degli abiti e la sensualità della modella.
Quali sono i tessuti che più utilizzi? E il tuo preferito?
Per queste creazioni ho scelto dei tessuti che rientravano in tema, però con punte di innovazione ho scelto lo shantung di seta,il pizzo con disegni che raffiguravano fiori stilizzati e sfilacciature quasi a riprendere i fiori e i papiri egiziani e l’organza metallica per gli effetti di volume…tutto rigorosamente trasparente perché è quello che mi piace di più è “velare e svelare” il corpo di una donna.
Che ruolo ha l’accessorio nel look di una donna?
Fondamentale, ovviamente se il look lo richiede, a parte che l’abito o semplice o eccessivo richiede sempre un minimo di accessorio. Ad esempio un vestitino liscio semplice corto allora ci sbizzarriamo con cinte. Un abito lungo ricamato e quant’altro, alziamo i capelli su e facciamo scendere dei particolarissimi orecchini.
Come definisci il tuo stile?
Attraverso i miei abiti,esprimo una vocazione al bello,declino una pluralità di alternative,interpreto e ridefinisco i termini di quella ancestrale e misteriosa condizione esistenziale che è l essere donna. L’esaltazione del corpo,delle forme e dei volumi che gli sono propri,è vissuta da me come un atto creativo e comunicativo ad alta levatura seduttiva:attraverso abiti dalle linee sinuose e trasparenze accattivanti…esprimendo cosi tutta l estrosità e l originalità che mi contraddistinguono,le ispirazioni sono molteplici,variano in un camaleontico caleidoscopio di stili che si intrecciano e si influenzano approdando a soluzioni sempre nuove ed affascinanti,una inesauribile vena creativa attraversa tutte le collezioni.. innovazione e tradizione,eccentricità e attenzione morbosa ai dettagli e ai particolari tutto secondo l innegabile gusto dell’haute couture.
In conclusione, ora che il percorso all’accademia Altieri è terminato è tempo di bilanci. Cosa ti aspetti dal mondo del lavoro?
Io vorrei per un po’ fare qualche esperienza presso stilisti già affermati per poter vedere più da vicino trucchi e tattiche per poi iniziare a produrre la mia linea sperando piaccia e vada avanti. Ovviamente una linea di alta moda, un alto pret a porter con all’interno alcune esclusive creazioni haute couture con accessori abbinati.
via|4FOUR
Etniche, erotiche e misteriose. Le donne dell’Accademia Altieri.
di Daniele Catena e Maria Tridico
A conclusione della settimana AltaModa Alta Roma, l’Accademia Altieri ha presentato l’annuale evento “Una sera d’Estate”, nella cornice elegante dello Spazio Novecento. Il tema degli studenti dell’accademia di moda era “Etnie e Stravaganze”. Il talento degli stilisti ha portato alla creazione di 22 mini collezioni che hanno permesso di viaggiare non solo con la mente ma anche con le sensazioni di un abito, che non è semplice vestito, ma diventa oggetto d’arte, status symbol, per una donna moderna, che non ha paura di osare; di essere stravagante.
La donna etnica non è più vestita di abiti tradizionali e pezzi originali. Il nuovo concetto di etnico si basa sull’idea di fusion. Non ci si deve rivedere pienamente in un stile, ma si deve far in modo di prendere i simboli e riutilizzarli. Questa moda postmoderna non si occupa di ricreare una cultura così come la si può osservare dai documenti, ma vuole scherzare con i colori ed i disegni di un’etnia lontana, ma sempre interessante.

(Antico Egitto – Enrico La Rocca)
Tra tutti gli stilisti, che a loro modo hanno rappresentato i paesi del mondo, tre di loro hanno creato degli abiti perfetti, prova della ormai consolidata bravura. Enrico La Rocca ha scelto l’antico egitto come tema della mini collezione. L’oro ed il mistero sono alla base dei tre abiti creati e prova di uno stile inconfondibile. “Attraverso i miei abiti, esprimo una vocazione al bello, declino una pluralità di alternative, interpreto e ridefinisco i termini di quella ancestrale e misteriosa condizione esistenziale che è l’essere donna.”, dice Enrico La Rocca, “L’esaltazione del corpo,delle forme e dei volumi che gli sono propri, è vissuta da me come un atto creativo e comunicativo ad alta levatura seduttiva: attraverso abiti dalle linee sinuose e trasparenze accattivanti… esprimendo cosi tutta l’estrosità e l’originalità che mi contraddistinguono, le ispirazioni sono molteplici, variano in un camaleontico caleidoscopio di stili che si intrecciano e si influenzano approdando a soluzioni sempre nuove ed affiscinanti, una inesauribile vena creativa attraversa tutte le collezioni.. innovazione e tradizione,eccentricità e attenzione morbosa ai dettagli e ai particolari tutto secondo l’innegabile gusto dell haute couture”.

(Mongolia – Gianluca Giraffa)
Abbandonando l’Egitto approdiamo in Mongolia grazie al glamour erotico di Gianluca Giraffa che gioca con sensualità femminile e tradizione popolare. Spiega Giraffa che “per questa mini collezione ho utilizzato duchess di seta e chiffon, la duchess ha persmesso di realizzare la rigidità degli abiti e creare tagli tipici della mongolia e delle loro festività. Mentre con lo chiffon sono state realizzate tutte quelle applicazione che formano il risultato che desideravo dare ai vestiti “effetto pelliccia”, per dare volume e nel contempo creare morbidezza. Inoltre per ricordare quel tipico costume mongolo utilizzato dai ragazzini per le festività (popolo degli TSAATAN). Accessoriando il tutto con applicazioni di piume e tessuti con stampe di pitone per ricordare alcuni animali totemici della cultura mongola e concludendo il tutto con punti luce realizzati con gli swarovski”.

(Francia Bohèmien – Emilio Giufini)
Anche Emilio Gifuni, con la dua Francia Bohèmien, ha stupito grazie alla perfezione di fattura ed alla capacità di ricreare quel meltin’ pot culturale che si poteva vivere nella Parigi nel primo ‘900. Elementi zingareschi e rimandi alle cattedrali creano una donna selvaggia, ma femminile; ovviamente erotica.
Gli stilisti, ormai cresciuti, sono pronti per il mondo della moda, e se le loro collezioni sono il punto di partenza, siamo certi che i ragazzi faranno velocemente strada nell’Olimpo della haute cuture italiana.
via|FLM
Versace P/E 2010

di Daniele Catena
Versace è il simbolo dell’uomo glamour che non vuole rinunciare alle ultime tendenze dello stile. La collezione uomo P/E 2010 è stata da poco presentata. I toni bianchi e neri, che caratterizzano lo stile di designer come Dolce&Gabbana ed Iceberg, colpiscono anche la maison italiana, che mantiene sempre e comunque il suo tocco Miami.
L’uomo Versace è un uomo etnico, che non ha paura di mostrare il suo lato eccentrico. Total white o total black è l’unica soluzione possibile. Solo in casi speciali sono permessi dei punti di colore, e comunque molto calibrati. L’abito in lino copre le trasparenze dei tessuti che contraddistinguono l’estate 2010. Kaftan maschili di velo ci conducono in qui luoghi cool in cui l’esuberanza diventa nuova regola di stile. La giacca ed il pantalone color panna si abbinano a sandali in cuoio. Le borse ritornano ad essere piccole e comode. Abbandonata la bag femminile in coccodrillo, che ha letteralmente aperto il mercato maschile al concetto di borsa come item fashion, adesso si ricerca quello spazio limitato per il cellulare e la carta di credito. Le borse Versace sono piccoli bauletti attaccati alla cintura. Sono quello spazio minimale necessario per vagare da club a club.
Il capo punta, e già amato dalle star, è la camicia in velo trasparente nera a due bottoni. Jude Law ne va pazzo ed ad Hollywood è già tendenza. L’uomo Versace è forse un po’ troppo anni ‘90, ma la sua classe riesce a rompere gli schemi tradizionali per ricreare un nuovo e moderno minimalismo glamour.
Foto|Cool&Chic
Via|4FOUR
L’ateneo fashion di Henry Cotton’s
di Daniele Catena

L’idea di una divisa scolastica alla maniera anglosassone è qualcosa di anni luce di distanza dalla nostra concezione di vita collegiale. Sebbene il look degli studenti italiani sia molto riconoscibile, ad esempio le super stilose Luiss girls, gli stemmi universitari ed i colori degli atenei non vengono adottati come status symbol d’appartenenza a qualcosa di esclusivo, che sia la “Sapienza” o la “Bocconi”.
In altri luoghi la situazione è leggermente diversa. L’America ed il Giappone sono i leader dell’uniforme scolastica trendy, ma anche al vecchia Inghilterra non si fa mancare la sua dose di esclusività. Harvard ed Oxford sono i due atenei elitari, quelli adorati e sognati dagli studenti di buona famiglia. E proprio questi due atenei, in collaborazione con Henry Cotton’s, hanno lanciato la loro personale linea d’abbigliamento.
In realtà il procedimento funziona al contrario. Manilo Massa, general manager di Henry Cotton’s, ha pensato di voler realizzare una linea esclusiva in sinergia con i campus più illustri del mondo, per poter dare la possibilità di avere uno stile riconoscibile, e soprattutto adottabile da tutti gli studenti universitari.
Questa linea d’abbigliamento è infatti venduta in tutti gli stores di Henry Cotton’s e, sebbene per ora la collezione prevede solo polo e felpe, è in arrivo anche un’intera linea per la prossima primavera. Prettamente maschile, la stesso concept al femminile è in fase di elaborazione, Henry Cotton’s dà la possibilità di acquistare qualcosa di unico, qualcosa che indichi l’appartenenza ad un gruppo particolare, ed anche privilegiato.
Questi vestiti non renderanno migliori le nostre università, ma almeno ci permetteranno di scegliere liberamente, almeno con lo stile, il nostro ideale di università; magari aspettando Dolce & Gabbana per la “Sapienza”.
via|4FOUR
EDITORIALE. Compro dunque sono.
di Daniele Catena

“Io sono per l’arte delle pompe di benzina bianche e rosse e delle insegne luminose ad intermittenza, per i biscotti… Sono per l’arte Kool, l’arte 7-Up, l’arte Pepsi… l’arte 39 centesimi e l’arte 9.99 dollari.” Claes Oldenburg
La crisi economica sembra non abbandonarci più. Per strada riesco a vedere i volti tristi di alcune persone che vorrebbero comprare, ma non possono. A stento, altri ancora, riescono a pagare il mutuo, figurarsi comprare quelle scarpe da 200 euro. Nell’era postmoderna, in cui il simbolo e l’icona televisiva acquistano di importanza nelle nostre vite, “Compro dunque sono” diventa qualcosa di tangibile. L’I-Pod non è migliore di altri lettori mp3, ma è uno status symbol. È quell’oggetto che se lo possiedi sei nel clan. E così quella maglia strana ad edizione limitata o il nuovo netbook che viene pubblicizzato in maniera estremamente cool in TV. Comprare è sinonimo di benessere. Comprare ci rende delle persone “migliori”, quantomeno nell’aspetto. Comprando il nostro stile di crea, e quindi anche noi. Compriamo perchè siamo.
Ma cosa succede quando non possiamo comprare. Cosa diventiamo nell’assenza dell’acquisto? Siamo assuefatti dal lusso, e non è un male se ce lo possiamo permettere. Ma se le finanze drasticamente diminuiscono, rinunciare a quel prodotto in più a cui eravamo abituati diventa frustrante. Quello status symbol non può più rappresentarci e ci vediamo diversi dagli altri. Pensiamo che senza una t-shirt di Armani la nostra vita sia peggiore di prima, ma è tutta un’illusione.
Becky Bloomwood direbbe che stringere le mani su un sacchetto nuovo, colorato, pieno di vestiti e fashion item è una delle esperienze più soddisfacenti. Ed è vero, ma in assenza di ciò, ci si può godere la vita ugualmente. La crisi economica non deve imporci una manipolazione dell’umore, ma può farci scoprire altre vie per l’appagamento. Tutti possiamo trovare la nostra via di “risparmio” nella società globalizzata in cui il low-price non è irrimediabilmente un sinonimo di scarsa qualità. Come dice Tommy Hilfiger: “Penso che anche se si è costretti a fare economia, ci si può comunque trattare in modo diverso. Si può andare da Häagen-Dazs. Ma anche avere una buona cena con ottimo vino. Tutto è relativo, ma anche senza troppi soldi puoi ancora prendere la vita con allegria”.
E sembra davvero semplice, perché forse lo è. In questo momento storico non serve crogiolarsi nella disperazione e nel lamento, perché un modo per essere felici si trova. L’allegria è la soluzione. Un’allegria che non è prendere sotto gamba i problemi economici, ma ci aiuta a superarli senza cedere. Ci sorregge. E questa crisi prima o poi passerà, ma per ora ci sono tante e tante cose da poter fare, ma non le vediamo. Dobbiamo solo aprire gli occhi.
“Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla. Una Coca è una Coca e nessuna somma di denaro ti può permettere una Coca migliore di quella che si beve il barbone all’angolo della strada. Liz Taylor lo sa, lo sa il Presidente, lo sa il barbone e lo sai anche tu.” Andy Warhol
via|4FOUR
Tommy detta moda.
di Daniele Catena

“Details” è la bibbia americana dello sport ‘n’ casual wear maschile. A suon di redazionali di moda si fissa con precisione lo stile contemporaneo, creato in base alle necessità sociali ed economiche che ci si presentano di volta in volta. Indagando sullo stile e sulla contaminazione di generi, “Details” vanta ottime firme e gradi consulenze. Nel numero di maggio è proprio Tommy Hilfiger, guru dell’American Style, che detta regole per l’uomo moderno. Condivisibili o no, le regole strutturano lo stile contemporaneo con particolare attenzione al dettaglio.
Come postulato iniziale Hilfiger ci tiene a precisare che “i trends sono molto pericolosi, perché normalmente sono temporanei e talvolta potrebbero farti sembrare ridicolo. Se lo slim va di moda, indossa slim pants con una camicia tradizionale ed una giacca, così avrai solo un grammo di ciò che fa tendenza”. Hilfiger è conosciuto per il suo stile American Classic, non senza una giusta dose di street style. Il concept alla base della Hilfiger Industry è proprio quello di vendere un marchio riconoscibile e sinonimo di qualità, senza sottostare alle tendenze del momento. “Less is better”, aggiunge lo stilista, “Anche se ha tanti accessori nel tuo grande armadio non devi indossarli tutti insieme. Scegli uno solo dei tuoi oggetti di stile”. E continua: “Troppe stampe sono un disastro. Le camicie tropicali vanno bene ai tropici ed le infradito in spiaggia”. La semplicità è comunque il tratto caratteristico delle regole alla Hilfinger.
“Credo che lo stile preppy sia la via da percorrere”, continua nel suo elenco di regole, “è sinonimo dello charm del vecchio continente ed è apprezzato da tutte le icone. Da Robert Redford a James Dean. Dovremmo esserne orgogliosi. Essere preppy è comodo e se fatto bene, con buona qualità, sembra una combinazione tra lo stile Italiano e quello Inglese”.
Ma i consigli di Tommy Hilfiger vanno anche oltre lo stile. “Penso che anche se si è costretti a fare economia, ci si può comunque trattare in modo diverso. Si può andare da Häagen-Dazs perché non costa molto. Ma anche avere una buona cena con ottimo vino. Tutto è relativo, ma anche senza troppi soldi puoi ancora prendere la vita con allegria”.
Magari seguire le regole può non piacere, ma si prendano le parole di Tommy Hilfiger come un’idea ottima di stile e comodità. Magari continuerete ad indossare i vostri slim pants con maglie stretchissime e cardigan extra small, ma almeno su una cosa Mr. Hilfiger ha assoluta ragione. Qualunque sia il tuo stile, la cosa più importante è godersi la vita. Questo è un dono che nessuna boutique potrà mai mettere in vendita.
via|4FOUR
Party Tattoo

Il tatuaggio, che si sperava passasse di moda, ora è divenuto una status symbol. Portare sulla propria pelle un disegno che ci rappresenta ci rende parte di un gruppo, esattamente come accadeva con i tatuaggi dell’antichità, ma con più stile. Il tattoo, spinto al limite grazie alle sperimentazioni dei coraggiosi ragazzi degli anni ‘90, è un particolare alla moda che quasi tutti vorrebbero, prima o poi, avere.
Ed in America, dove l’urban style è nato, il tatuaggio diventa l’elemento necessario per attirare l’attenzione. E per essere poliedrici anche con una forma d’arte permanente, a NY, i ragazzi cool del momento, optano per una soluzione meno permanente, ma sicuramente più eccentrica. Il disegno sulla pelle diventa qualcosa di momentaneo grazie alle soluzioni inventate dai make up artist. Linda Mason, artista con sede nella fashionista SoHo, è l’artista del momento del tatuaggio temporaneo. «Il tatuaggio è diventato un accessorio come le scarpe, la borsetta, gli orecchini o le extension per i capelli. Non più per sempre, magari pentendosene dopo qualche tempo. Bensì, si fa e si cambia in base al tipo di serata, all’abito, all’umore», dice Linda Mason alla rivista Tattoo-piercing.biz.
Ed ogni sera si può scegliere tra serpenti, teschi, fuoco, stelle temi orientali, perché il tatuaggio temporaneo è sinonimo di eccesso. Lo sanno bene i giocatori della NBA che hanno adottato questa tendenza per ridecorare di partita in partita le loro braccia. Ma cosa succede in Italia? Il tatuaggio temporaneo non ha ancora trovato il suo spazio. Il costo di ogni disegno parte dai 100 dollari in su (il prezzo di un tatuaggio classico), e spesso si preferisce l’inchiostro permanente a questa moda costosa e momentanea.
Ma se almento una volta nella vita vi andasse di fare una pazzia, optate per il tatuaggio temporaneo. Durante la serata avrete tutti gli occhi puntati su di voi, e magari il giorno dopo deciderete di ricoprire for real il vostro corpo con uno splendido Irezumi.
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Photo|nublog
Bob Sinclair. 69 Lover
Di Daniele Catena

Bob Sinclare ha fatto suonare la sua musica ogni estate, da almeno sei anni. In Italia è relativamente conosciuto, specialmente per le sue summer hits amate, cantate ed utilizzate negli spot di telefonia. Ma il DJ Sinclare ha una carriera molto più lunga, e decisamente più interessante di cinque semplici minuti in pista da ballo.
Questo maggio è uscito il suo ultimo album chiamato “Born in 69”, tutto dedicato all’erotismo, alla forza rivoluzionaria di quegli anni ed alla musica 80’s. Istituzione in Francia ed in America, Bob Sinclare ha sempre capito come interessare i media, ed attirare nuovi fans e questa volta, la trovata geniale del DJ è stata quella di creare un numero speciale della rivista “Playboy”, con il nuovo nome di testata “Playbob”. “Playbob” non ha pretese molto alte, ma è creato a perfezione con un packaging dettagliatamente studiato (è anche presente il poster centrale della playmate).
La rivista è un tripudio di colori, fotografie e forza erotica che viene sprigionata dalle parole di Bob, pluri-intervistato e pluri-fotografato. “Ho nostalgia delle foto di Guy Bourdin ed Helmut Newton.” – dice in una delle interviste Bob Sinclare – “L’erotismo è una parte molto importante della mia immagine. E la mia musica è molto femminile. Una volta ho letto a proposito di me in Têtu [una rivista francese gay]: come può un uomo etero fare della musica così gay?”
E Bob si diverte con “Playbob” così come diverte la sua musica. Tutta la sua crew viene intervistata in modo assolutamente inusuale, ed intanto Sinclare diventa sempre più un’istituzione. Ed aspettando di ascoltare “Born in 69” non ci resta che continuare a sfogliare la rivista (oppure il suo website: ww.bobsinclare.com) inseguendo la missione di vita del DJ: sharing so much LOVE all over the world.
via|4FOUR
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