Uguali. Pari diritti per la comunità GLBT
Si è svolta a Roma sabato 10 ottoble la manifestazione “Uguali” per la parità dei diritti delle persone GLBT. Da tutta Italia si sono presentati i gay, le lesbiche i trans e tutte le persone che si sentono trattate come diverse dalle istituzioni. La comunità, minata ed assalita non solo nelle grandi città, ma anche nei piccoli comuni, è ora stanca delle discriminazioni sociali. Ed UGUALI cerca di mettere un freno a questa situazione degradante per un bel paese (almeno in potenza). “Solo chi ha aderito alla nostra piattaforma rivendicativa combatte davvero l’ondata di violenza e di odio verso le persone più deboli”, condividendo l’idea che solo la parità di diritti per tutte e tutti e una nuova cultura basata sull’uguaglianza e sulla pari dignità possano far crescere una società nuova di integrazione e rispetto reciproco“. Queste sono le parole di Fabiana Tozzi, portavoce della manifestazione Uguali.

In piazza il messaggio è stato diffuso in maniera ancora più forte. Differentemente dalle altre manifestazione si è subito cominciato con un breve ed intenso dialogo con i manifestati. Tutti riuniti in Piazza Repubblica (quella tanto contestata lo scorso RomaPride), i rappresentanti della manifestazione hanno espresso il loro pensiero. Il sogno e la voglia di essere trattati come cittadini che “hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, così come recita l’articolo 3 della costituzione italiana.

E’ stato, infine letto il messaggio di Mara Carfagna nei fischi generali di una platea che, proprio dal Ministro per le Pari Opportunità, è stata abbandonata e cancellata. Il Ministro, scusandosi della mancata presenza, come se si sperasse il contrario, ha fatto sapere che si sente vicina alla comunità e che presto verrà firmata una legge contro l’omofobia.

Il corteo si è poi spostato a piazza Venezia per il ritrovo collettivo. Il serpentone di manifestanti ha marciato per le strade di Roma in modo rilassato, lanciando messaggi di uguaglianza e rispetto. Nulla di simile al Pride. La comunità GLBT è scesa in strada come “loro” hanno sempre voluto. Sobriamente. E se nessuna risposta concreta verrà dal Governo, allora ci sarà l’ennesimo smascheramento dell’ipocrisia, vera sovrana italiana.

Malgrado il bellissimo presupposto della manifestazione, ed il totale rispetto per la città che la ospitata, non sono mancati i problemi. Delia Vaccarella è stata verbalmente attaccata in modo violento da un gruppo di facinorosi che sono andati alla manifestazione solamente per proporre pratiche che gli organizzazione, e la comunità, respingono totalmente. “Nessuno può stumentalizzare questa grande manifestastazione pacifica del movimento lgbt italiano. Chi non condivide le nostre pratiche di non-violenza è al di fuori di questo movimente”, ha subito comunicato Fabiana Tozzi.
Nessuno show pubblico; nessun travestimento. Solo un gruppo di persone che sono stanche di essere diverse.
fonte: FUORILEMURA.it
DAF Dance Art Faculty
Apre a Roma un progetto ambizioso dal nome DAF – Dance Art Faculty. Sulla scia del sempre più massiccio interesse mediatico alla danza, ed alle arti in generale, è stata inaugurata questa moderna accademia che vorrebbe regalare alla capitale un polo multifunzionale alla maniera europea.
Situato nella zona Pietralata, soggetta ad una riqualifica grazie al progetto di nuova approvazione chiamato PRINT, l’accademia è stata fortemente voluta dal coreografo Mauro Astolfi, personaggio ben conosciuto nell’ambiente della danza. Situato nella moderna struttura del LANIFICIO FACTORY, il DAF è ha un’unica missione. La formazione di un artista a tutto tondo che possa trovare una via più semplice per immettersi nel mondo del lavoro, grazie ad una preparazione vera e completa.
Senza focalizzarsi solo sulla danza, l’accademia spazia a 360° nell’ambito delle discipline artistiche formando degli allievi pronti a potersi interfacciare in un campo lavorativo ad altissima qualificazione. Diviso in dipartimenti, il DAF offre un ventaglio di offerte interessanti. Tra queste è di particolare interesse il dipartimento di arti sceniche, cinema e nuovi media, diretto da Enzo Aronica, personalità nel campo del digitale applicato alle arti visive. Con una particolare attenzione alle nuove tecnologie, questo dipartimento formerà degli allievi capaci di utilizzare il linguaggio contemporaneo tecnologico applicato alle forme d’arte classiche come il ballo o il teatro.
Oltre alla presenza di interessanti corsi di canto (di gruppo e personali) e specializzazioni in musical, il progetto DAF convive all’interno della struttura del LANIFICIO FACTORY con un’altraottima organizzazione. la URBAN ARTS PROJECT è il polo artistico dedicato alla cultura di strada. Hip Hop, writing e corsi da DJ saranno strutturati in modo da poter diffondere l’arte urbana slegandola dal concetto di illegale e pericoloso.
Il DAF è davvero qualcosa di totalmente nuovo e rivoluzionario per una cultura in cui nasce sempre più chiusa su se stessa e pilotata da regole vecchie ed approssimazione. Quello che si spera è che questo polo artistico possa riuscire ad emergere dall’ambiente vuoto che ci circonda.
RomaPride tra lustini e rabbia
di Maria Tridico e Daniele Catena
Si può solo rallentare ma non fermarlo.

“Io voglio dedicare questo pride ad un ragazzo di sedici anni che si è scoperto gay ed ha accettato di essere gay. Che probabilmente a casa sua al telegiornale vedrà l’immagine di questa piazza piena. Molto probabilmente suo padre dirà: Che schifo; che zozzoni. E lo sta dicendo a suo figlio di cui ignora la sua sessualità. Noi vorremmo dire da questa piazza a quel ragazzo di provincia: Non sei solo. Siamo tutti con te.”

Al grido di “Liberi tutti, liberi tutte” il 13 giugno si è svolto il Roma Pride 2009, la parata per i diritti delle lesbiche, gay, bisessuali, transgender/transessuali, queer e tutti gli uomini e le donne libere. La Gay Parade è stata solo il momento finale di un lungo iter cominciato con un grosso disagio legato ai movimenti politici e alla questura romana. Non è semplice arrivare alla conclusione dell’evento. Fino a poche ore prima della parata non si sapeva se ci sarebbe stata o no l’autorizzazione e le forze organizzative hanno fatto tutto il possibile per rivendicare, anche legalmente, il diritto di manifestare degli omosessuali. E per questo diritto, il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli ha fatto anche ricorso al TAR per la continua negazione del percorso da parte della questura. Stefano Mastropaolo, segretario del Circolo Mario Mieli, in un’intervista rilasciata a Fuori Le Mura ha affermato che “come sostiene anche la nostra presidente Rossana Praitano, c’è stato un funzionario che ha pensato di fare cosa giusta anticipando quella che sarebbe stata una decisione presa. Ci sono tre ricorsi in corso e si è arrivati al TAR sia per la negazione di piazza San Giovanni che per accedere a Piazza Venezia, non più presente nei nuovi accordi comunali per le manifestazioni pubbliche. Non hanno riconosciuto il Roma Pride come nazionale”, continua a spiegare Stefano Mastropaolo, “ma il Roma Pride è una manifestazione nazionale che comprende trenta sigle presenti nella maggior parte del territorio nazionale.” E la maggiore visibilità è stata proprio data dal chiacchiericcio dei media su questa questione, ponendo in forte risalto la parata, che probabilmente sarebbe passata inosservata.

In attesa dell’Euro Pride che si terrà a Roma nel 2011, Ornella Muti, madrina dell’evento, ha tagliato il nastro rosso come buon augurio per il futuro pride. Rispetto agli altri anni l’esuberanza è stata ridimensionata perché, più che mostrarsi alle televisioni ed agli spettatori, tra i partecipanti c’era la voglia di manifestare e protestare. Nonostante la parata fosse più contenuta, è rimasto lo spirito euforico che caratterizza l’evento. Da piazza Esedra fino a Piazza Navona, passando per Piazza Venezia, a ritmo di pop, house e samba, hanno sfilato 20 carri. Dietro lo striscione d’apertura, che recava il motto “Liberi tutti, liberi tutte”, il tradizionale autobus a due piani, capitanato dalla Karl dù Pignè, ha fatto rivivere il ‘69, anno dei fatti di Stonewall volendo lanciare il messaggio che pride non è solo per gli esponenti della comunità lgbtq ma anche per gli eterosessuali.

Lady Ursula, drag di sera e studente di mattina, dice di essere andata alla manifestazione armata di tacco numero 20 e boa fucsia “perchè sentivo la necessità e l’obbligo di manifestare la libertà d’espressione e delle scelte di vita, che non vanno a né a ledere e né a danneggiare le scelte di tutte le altre persone”.
Germano invece si definisce “frocio” perché “omosessuale mi sembra più una definizione da manuale medico. È una parola che viene messa, secondo me, per etichettare le persone ancor di più che frocio, che può essere usata come un’offesa verbale e basta”.
Sara Castania, invece è andata al Roma Pride “per testimoniare l’orgoglio frocio. E ci tengo che voi scriviate frocio. È la prima parata che ho seguito quindi per me è stata magnifica. Poi ero piena di enfasi in prima fila. Mi sentivo molto partecipe e per questo ho deciso di portare lo striscione del Mieli, per manifestare l’idea che per gli omosessuali valgono gli stessi diritti degli eterosessuali. E un eterosessuale che porta lo striscione è segno del grande messaggio che il pride vuole mandare”.

Dunque, quello che si è svolto per le strade proibite di Roma, non è stato soltanto un carnevale ma anche una protesta per ricordare sia le discriminazioni che il rispetto dei diritti, cominciando da quello di scendere in piazza.
Tare Lugnh

La body modification, ovvero la pratica di modificare il proprio corpo, è passata velocemente dall’essere vista da fenomeno da circo ad arte vera e riconosciuta. Il termine BME (ovvero body modification) è entrato a far parte del linguaggio contemporaneo come qualcosa di assolutamente naturale e lecito. Tatuaggi e piercing sono il nuovo pennello per questo happening metropolitano che spesso finisce per diventare istallazione da musei o elemento di marketing. E proprio grazie a quest’ultimo aspetto, Marc Strömberg, giovane artista svedese, è diventato un fenomeno in rete per aver realizzato “Tare Lugnt”, la prima rivista tatuata al mondo. FLM ha intervistato Marc Strömberg per parlare di “Tare Lugnt” e della body modification.

Pubblicare l’ultimo numero di “Tare Laugnh” tatuato è un modo davvero bizzarro per pubblicare una rivista. Da dove è nata questa idea?
Bene, ogni numero del magazine è stato realizzato con l’uso di differenti media. Il primo numero era come un giornale artigianale, il secondo era un enorme poster rosa. E quindi per la terza uscita volevo fare qualcosa di realmente speciale, e così mi è venuta l’idea del tatuaggio.
Per quale motivo ha scelto, tra le mille opzioni disponibili, di tatuare il magazine?
Quella del tatuaggio fu la mia prima e più importante idea perché è una buona trovata pubblicitaria e per via del “realismo”. In più sono un fan dei tatuaggi e della body modification. Ne ho davvero un sacco di tatuaggi.
Questa operazione di marketing, oltre ad aggiungere un nuovo pezzo tatuato sulla tua pelle ha anche avuto un discreto riscontro sulla rete. Certo, qualcuno ha anche criticato la tua operazione.
Sono molto felice del riscontro che ha avuto il progetto. Mi fa sentire bene. Ho fatto tutto questo perché ho creduto fortemente nell’idea e non mi è mai importato di tutta quella gente che non accetta quello che faccio. Non mi interessa, e poi è stato troppo divertente farlo!
Via|4FOUR
Against AIDS

I primi sintomi dell’AIDS sono piccoli. Quasi banali. E’ un attacco al sistema immunitario il più delle volte causato da batteri, funghi o parassiti. Dopo questa prima fase il corpo viene afflitto in tre diverse aree. Quella polmonare prevede la comparsa della polmonite e/o tubercolosi. L’area gastro-intestinale è afflitta da esofagite e diarrea cronica con successivo disidratamento. Infine, l’ultima area è quella neurologica che vede la presenza di toxoplasmosi (che porta alla meningite), Leucencefalite multifocale progressiva e AIDS Dementia Complex. Nei pazienti afflitti da AIDS aumenta il rischio di sviluppare tumori come il Sarcoma di Kaposi (tumori che attaccano le mucose come i genitali) ed ovviamente i linfomi. Febbre, sudorazione notturna, debolezza e perdita di peso sono i sintomi che accompagnano tutto il percorso del malato.
L’affetto da AIDS se non scopre immediatamente la malattia e comincia un ciclo medico ha aspettative di vita non oltre i 4/5 anni. Se non è possibile attuare un programma medico la morte arriva entro un anno.
E malgrado il lungo elenco delle malattie la verità è che l’AIDS non fa tanta paura. Perchè basta un piccolo accorgimento per evitarlo. Usare il preservativo. Il Papa ha proposto in Africa, dove la popolazione muore ogni giorno per l’AIDS, una cura definitiva. L’astensione. Ma astenersi dal fare sesso per debellare un virus significa darla vinta all’HIV. Significa informare male un intero popolo che crede che il preservativo sia il male da sconfiggere invece che il virus che ti uccide lentamente. Perciò, ancora una volta tocca ricordarlo. Finchè una cura non sarà trovata nessuna soluzione al mondo esiste se non il preservativo. Un piccolo gesto che salva la tua vita e quella di tante altre persone.
(Foto: 301.mackolik)

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