Sacro e Profano
di Daniele Catena
SACRO E PROFANO (Filth and Wisdom), nelle sale dal 12 giugno, è il film che vede il debutto registico di Madonna, vera icona della cultura contemporanea.
Film urbano, è un racconto di vite sopra la riga; è l’insieme delle parole che narrano delle esistenze perdute in un luogo che è Londra, ma che potrebbe essere una qualsiasi città. A.K (Eugene Hutz) è un musicista punk-gitano che, cercando successo, lavora come “master” per accontentare le pulsioni sessuali dei suoi clienti. Holly (Holly Weston) è una ballerina che non trovando lavoro comincia una brillante carriera come lap-dancer. Juliette (Vicky McClure) fa la commessa in farmacia, ma sogna di andare in Africa per fare la volontaria.

SACRO E PROFANO, creato per essere un cortometraggio, è poi diventato l’opera prima di Madonna. “Mi sono innamorata dei personaggi”, dice la cantante “e ho voluto farli vivere più a lungo. Terminato il film mi sono resa conto che ognuno di loro rappresenta un aspetto della mia personalità e così l’esperienza si è rivelata tanto artistica quanto terapeutica”. E SACRO E PROFANO appare realmente indivisibile dal personaggio Madonna. Tutte le sregolatezze e le missioni del personaggio confluiscono in questa storia, che più di una canzone, appare personale.

Il sesso è presente in ogni momento ma non rappresenta l’elemento di evasione. I rapporti estremi vengono presentati nella loro grande naturalezza. Ed è proprio l’attrazione fisica che lega i personaggi e li incatena. Dal basso, il racconto si innalza, diventando metaforico. Si muove proprio dalla sporcizia alla saggezza. Dal buio alla luce, come il concetto alla base della Kabbalah. Questa religione, di cui Madonna è grande praticante, impregna ogni aspetto della pellicola mostrando, metaforicamente, quel percorso religioso/personale che conduce alla ricerca della felicità.

Pur mostrando degli aspetti acerbi (tanto nella regia, che nella sceneggiatura, come Madonna ammette), SACRO E PROFANO colpisce per la sua etnicità ed ambientazione. Le musiche dei Gogol Bordello, di cui il protagonista del film ne è leader, creano un flusso uditivo eccentrico ed interessante. La commistione di generi crea un meltin’pot di immagini e suoni che fa rivivere la cultura metropolitana in tutta la sua diversità.
SACRO E PROFANO non è un bel film, ma è molto interessante. Merita di essere visto ma senza il dito puntato al particolare. E’ un flusso di coscienza eccentrico che forse, riesce anche a stupire.
via|4FOUR
So much noise, so much nothing
In collaborazione con FuoriLeMura.it
Alice Ungaro torna alla regia dopo Kirkende con una nuova emozionate opera di videodanza: So much noise, so much nothing. FLM ha potuto intervistare Alice Ungaro in esclusiva.
So much noise, so much nothing potrebbe sembrare il banale racconto della lotta tra il bene ed il male, ma nasconde molto di più. Tre burattini, mimi solitari, diventano gli abitanti di una mondo riconoscibile solo attraverso i colori ed i rumori. Si sentono invincibili nel loro spazio. Sono certi di essere i padroni della loro terra. Una donna invece vive il suo naturale inferno. Come morsa dalla taranta, getta via il suo veleno contro i tre uomini. Il mondo è anche suo. Di volta in volta, il nostro diavolo, ruba un colore. Lo fa suo scolorendo le anime degli uomini che si ritrovano sempre più eterei ed inesistenti. Ma qualcosa di particolare accade. Una rivoluzione. I mimi sono stanchi di subire. Sono troppo deboli per continuare a farsi rubare i ricordi. Le azioni si ribaltano e la distinzione tra bene e male non diventa più molto ovvia.
Lo scontro tra ciò che è giusto e sbagliato è un elemento ripreso in molte opere. In Somuch noise, so much nothing i confini tra i due poli si fa sottile. Perché hai deciso di raccontare questa storia?
Ho deciso di riproporre lo scontro cercando di edulcorare da esso qualsiasi tipo di giudizio o presa di posizione. Il fatto che alla fine trionfi il male è solo un lato della medaglia che ne lascia, però, intravedere il rovescio. A mio avviso è di gran lunga più significativo il fatto che la lotta si collochi in uno stato mentale, da qui la scelta di ambientare il video in un teatro spoglio piuttosto che in location reali. Ogni cosa è più suggerita che effettivamente realizzata: gli sguardi, i luoghi, i sentimenti, persino la lotta stessa.
Realizzare il progetto non deve essere stato molto semplice. Come nasce tecnicamente il tuo lavoro?
Con il primo lavoro, Kirkende avevamo sperimentato tutte le difficoltà dovute alla mancanza di mezzi professonali. Così, per questo ho deciso di investire su me stessa e fare le cose per bene: c’è stato un lavoro di pre-produzione notevole. Poi, il grande entusiasmo del team, ha permesso che tutte le difficoltà venissero superate.
La videodanza potrebbe sembrare una versione d’autore del videoclip. Effettivamente in cosa consiste quest’arte?
In effetti la videodanza è un fenomeno totalmente parallelo al videoclip. Entrambi inizialmente hanno svolto la funzione di “promo”: la videomusic per far vendere i dischi, la videodanza come biglietto da visita delle compagnie. Personalmente ritengo che la vera videodanza sia esclusivamente l’unione di espressione filmica e coreografia. Hanno ragione gli inglesi a chiamarla Dance for the Camera !
Tu sei una regista giovane. Quali difficoltà hai trovato nel realizzare Kirkende e So much noise, so much nothing ?
Direi soprattutto economici! Oggigiorno è davvero difficile trovare qualcuno disposto ad investire su di te, soprattutto se pratichi un’arte così elitaria… il mio obiettivo è quello di creare, con il tempo e l’esperienza, lavori sempre più coerenti con l’idea di partenza ed emotivamente totalizzanti… un’utopia?
Speriamo di no! Per ora quali sono i tuoi programmi futuri ed in che modo cercherai di distribuire So much noise, so much nothing ?
Al momento sto lavorando soprattutto alla promozione attraverso i festival di settore, che spero portino, come è stato per Kirkende, visibilità all’opera ed eventuali proposte distributive.
Noi speriamo che questi nuovi e talentuosi artisti possano ricevere il giusto spazio nel settore spettacolo. Per quanto difficile possa essere creare una propria opera, è bello vedere che progetti interessanti e ben fatti diventino una realtà tangibile. Questo è il segno che il talento può sorvolare ogni tipo di difficoltà
Vi lascio di seguito con il trailer di So much noise, so much nothing.



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