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Coco Avant Chanel

Pubblicato in Romantico, Storico da pinkandthecity il Maggio 27, 2009

Parigi è sempre stata la capitale dell’alta moda, e tra le tante icone, nuove e vecchie, c’è solo una che è diventata un mito. Coco Chanel. Coco è stata una donna che mai si è mostrata in pubblico apertamente. Sono state scritte su di lei valanghe di libri, ma mai nessuno ha saputo mostrare l’essenza di Chanel. Una semplice donna che amava gli uomini, senza voler dipendere da loro.

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Tutti conoscono le sue creazioni e ciò che per la moda moderna significa la maison Chanel, ma in pochi conoscono chi fosse realmente Coco, e come sia diventato il mito moderno di femminilità e raffinatezza. COCO AVANT CHANEL – L’AMORE PRIMA DEL MITO è il film che indaga sulla vita amorosa di Coco. Piccolo gioiello francese, il film ripercorre i passi dell’eroina mostrando come, le esperienze di una vita, arrivino ad ingrandire il bagaglio culturale di un’artista della stoffa.

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Coco (Audrey Tatou) era un’orfana con la voglia di una vita diversa da quella che l’orfanotrofio poteva offrirle. Raggiunta la maggiore età, lei e sua sorella, cominciano a lavorare per dei piccoli cabaret e come sartine, finchè, durante uno spettacolo, lei incontra l’uomo che, senza amore, le darà la strada per la libertà. E’ in questo periodo che comincia la sperimentazione del nuovo abito francese, quello che poi avrebbe reso Chanel un marchio conosciuto in tutto il mondo.

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Audrey Tatou incarna la figura di Chanel e la fa rivivere con semplicità e perfezione. L’amore e la sartoria tessono insieme una lunga storia che ci permette di comprendere l’icona del nostro tempo. Bei vestiti e creatività sono la base del film che illumina i nostri occhi di una ritrovata eleganza. COCO AVANT CHANEL – L’AMORE PRIMA DEL MITO non sarà il mezzo per carpire il segreto dell’essenza Chanel ma è sicuramente un buon lavoro che permette a noi tutti di ricordare colei che, più dei monumenti, incarna il fascino di Parigi.

Fonte: 4FOUR

The Duchess

Pubblicato in Emozioni, Storico da pinkandthecity il Ottobre 26, 2008

 Ancora un film in costume per la bellissima Keira Knightley che questa volta veste i panni della Duchessa Georgiana del Devonshire. Le passioni, i tradimenti, e l’odio nascosto corrono nelle camere dei palazzi reali del’700 in un affresco dipinto egregiamente da Saul Dibb.

La giovane Georgiana (Keira Knightley) viene data in sposa al ricco Duca di Devonshire (Ralph Phinnes). Lei, bella come il sole, e colta come poche donne del suo periodo, è contenta di essere stata scelta, malgrado debba dire addio a Charles Gray (Dominic Cooper), ragazzo con cui segretamente amoreggiava. Trasferitasi nel palazzo del marito, scopre che il suo legame non è nulla di sentimentale. E’ stata scelta per mettere al mondo un figlio maschio. E mentre, negli anni, lei mette al mondo due bambine, suo marito la tradisce di continuo. La Duchessa nel frattempo diventa la donna più affascinante ed influente della sua epoca, ma dietro il suo sorriso, nasconde un terribile dispiacere. L’apice del dolore, Georgiana, lo raggiunge quando il Duca la tradisce con un’amica di lei che viveva sotto il loro stesso tetto. La Duchessa rimane, così, incastrata, in questo triangolo d’odio da cui solo il cresciuto Gray potrà tirarla fuori.

Un film femminista come molti, mostra l’uomo come un bastardo capace solo di sofferenze. La grande metafora del dolore della Duchessa di risolve in una ritrovata felicità grazie ad tradimento che la riporta in vita. Come se gli errori si possano scacciare solo con altri errori. La violenza degli uomini, e la devozione delle donne, viene sbattuta su uno schermo sfarzoso, immagine di una Londra mondana e benestante. Le persone, che altro non fanno se non spendere e giocare, vivono di gossip, e le mura dei palazzi, per quanto doppie, non riescono a contenere tutti gli scandali di una famiglia.

E Georgiana, legata al marito dai ricatti, capisce che per stare bene deve fare parte del gioco accettando i peggiori soprusi per la afferrare e stingere la classica e banale parola amore.

Carnera

Pubblicato in Azione, Storico da pinkandthecity il Ottobre 8, 2008

Carnera, grande produzione italiana, esce nelle sale con lo scopo di meravigliare e colpire gli spettatori grazie all’utilizzo di tre elementi. Il mito, l’italianità e gli effetti speciali. Questi tre elementi sono fondamentali affinché un’opera del genere possa raggiungere il successo meritato, ma in Carnera i tre elementi non appaiono amalgamati come dovrebbero.

La storia del pugile Primo Carnera è ovviamente epica ed interessante. È il classico esempio di come un uomo “nessuno” riesca a diventare il simbolo di qualcosa di importante. È l’ideale del bravo italiano che sa farsi valere; rappresenta l’uomo puro che può contare solo sulle proprie forze. Amato dalla sua nazione ed apprezzato in tutto il mondo, Primo, scala velocemente la strada del successo arrivando fino in cima e conquistando, a New York, il titolo mondiale dei pesi massimi.

Questo mito è però stato reso fin troppo teatrale dal team degli sceneggiatori che ha deciso di caratterizzare ogni personaggio in modo vistoso e ben riconoscibile. I dialoghi sono pochi e concentrati, presumibilmente per lasciare maggior spazio possibile alle immagini ed alle azioni. Troppe gag comiche e la molteplicità dei cliché riguardanti la società italiana dei primi del ‘900 trasmettono la sensazione che il film, seppur italiano, sia stato concepito per una distribuzione estera. Ciò distacca lo spettatore dall’azione non permettendo un potente trasporto drammatico.

L’utilizzo massiccio degli effetti speciali, fa di Carnera il film europeo che ha subito il più intenso lavoro di post-produzione. La ricostruzione digitale delle arene in cui il pugile si è battuto, ha richiesto 20 mesi di lavoro, ma, rispetto alla qualità degli effetti a cui siamo abituati, le ricostruzioni digitali di Carnera appaiono finte ed irreali. L’utilizzo del blue screen si denota dai contorni degli attori che presentano delle sfumature blu su tutti i bordi dell’immagine.

Interessante è invece la scelta degli attori. Luca Confortini, che si è occupato del casting, ha saputo scegliere gli attori con il fisico più adatto per il ruolo da interpretare. Primo Carnera è stato recitato dall’attore emergente Andrea Iaia che ha saputo ricostruire la fragile psicologia del personaggio.

In generale il film appare scadente. L’appartenenza nazionale del mito Carnera non è bastata a risollevare il ritmo di un’opera che poco riesce ad attirale gli spettatori. Gli effetti speciali sono solo abbozzati e c’è da chiedersi se è davvero necessario l’utilizzo della tecnologia ai fini di un racconto di questa tipologia. La cinematografia italiana è interessante proprio per la capacità di raccontare delle belle storie ed è forse questo l’ambito in cui ci si dovrebbe muovere per poter realizzare dei film di buona qualità.

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Elizabeth. The Golden Age

Pubblicato in Azione, Emozioni, Storico da pinkandthecity il Aprile 6, 2008

elizabeth-the-golden-age-1Film d’apertura della seconda festa del cinema di Roma è stato il grande “Elizabeth: The Golden age”. Usando le parole di Piera Detassis, curatrice della sezione Premiere e direttrice del mensile “Ciak”, il film incarna tutto ciò che che le premiere vogliono comunicare e mostrare. Grande storia, Grande cast internazionale. Grande immagine e grande impatto visiso.

E propriò questa è la giusta definizione per il film. Elizabeth (Cate Blanchett) riprende la sua storia dal punto in cui l’ha abbandonata dieci anni prima. Divenuta “Regina Vergine” ed adorata dal suo popolo, porta avanti, in solitudine, l’intera nazione sotto attacco continuo degli spagnoli cattolici. Ma la sua solitudine è difficile da sopportare, perciò, quando la regina incontra l’aitante Releigh (Clive Owen), comincia a cedere sotto le pressioni del suo potere. Ma una donna così potente non può prendrsi la libertà d’amare perchè più si è potenti e più la libertà ha un prezzo.

Tra sfavillanti scenografie e costumi perfetti, il racconto riesce ad appassionare ed emozionare. Un’opera che lascia con la bocca aperta nelle sue oniriche ma tanto reali visioni. Il cast è assolutamente perfetto e Cate Blanchett è degna di indossare la corona di regina. Decisamente un film da non perdere.

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