Box. Cinema-Trend-Teatro-Musica

Versace P/E 2010

Pubblicato in Extra Moda da pinkandthecity il Luglio 12, 2009

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di Daniele Catena

Versace è il simbolo dell’uomo glamour che non vuole rinunciare alle ultime tendenze dello stile. La collezione uomo P/E 2010 è stata da poco presentata. I toni bianchi e neri, che caratterizzano lo stile di designer come Dolce&Gabbana ed Iceberg, colpiscono anche la maison italiana, che mantiene sempre e comunque il suo tocco Miami.

L’uomo Versace è un uomo etnico, che non ha paura di mostrare il suo lato eccentrico. Total white o total black è l’unica soluzione possibile. Solo in casi speciali sono permessi dei punti di colore, e comunque molto calibrati. L’abito in lino copre le trasparenze dei tessuti che contraddistinguono l’estate 2010. Kaftan maschili di velo ci conducono in qui luoghi cool in cui l’esuberanza diventa nuova regola di stile. La giacca ed il pantalone color panna si abbinano a sandali in cuoio. Le borse ritornano ad essere piccole e comode. Abbandonata la bag femminile in coccodrillo, che ha letteralmente aperto il mercato maschile al concetto di borsa come item fashion, adesso si ricerca quello spazio limitato per il cellulare e la carta di credito. Le borse Versace sono piccoli bauletti attaccati alla cintura. Sono quello spazio minimale necessario per vagare da club a club.

Il capo punta, e già amato dalle star, è la camicia in velo trasparente nera a due bottoni. Jude Law ne va pazzo ed ad Hollywood è già tendenza. L’uomo Versace è forse un po’ troppo anni ‘90, ma la sua classe riesce a rompere gli schemi tradizionali per ricreare un nuovo e moderno minimalismo glamour.

Foto|Cool&Chic

Via|4FOUR

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Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Pubblicato in Fantasy da pinkandthecity il Luglio 12, 2009

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La grande attesa finalmente viene ricompensata con un nuovo capitolo della saga di Harry Potter. Al cinema da l 15 luglio, Harry Potter continua la sua difficile lotta contro le forze del male.

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Lasciatosi alle spalle la morte del padrino, Harry incomincia il suo sesto anno scolastico con alcune novità: la nomina a Capitano della squadra di Quidditch di Grifondoro, l’eredità dell’elfo Kreacher, la cotta per Ginny, la sorella di Ron e la prospettiva di condividere diverse ore in compagnia del saggio Albus Silente per studiare il passato di Lord Voldemort grazie al pensatoio del Preside. In seguito allo scontro al Ministero della Magia, Lucius Malfoy viene punito da Voldemort per non avergli portato la preziosa Profezia e chiuso ad Azkaban: suo figlio Draco viene ingaggiato nell’impossibile compito di uccidere Silente. A scuola Piton viene nominato insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure, mentre la cattedra di Pozioni va al professor Horace Lumacorno. Nella sua aula ad Harry per caso viene dato un manuale appartenuto al misterioso Principe Mezzosangue, esperto pozionista ed ideatore di diversi incantesimi, anche oscuri. Man mano che sfrutta i suoi consigli, Harry accresce la sua fedeltà verso di lui ed impara ad usare un incantesimo molto pericoloso che finirà col ferire quasi mortalmente Draco Malfoy.

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La guerra aperta e non più velata tra il bene ed il male, giunge in HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZOSANGUE ai livelli tanto attesi, in preparazione per l’ultimo, definitivo, scontro finale. Hogwarts non è più il luogo sicuro di un tempo. La spensieratezza degli studenti della “pietra filosofale” è ormai svanita nelle nubi nere di Voldemort e l’aspetto dark della magia è spinto al massimo. Non si rinuncia, comunque, all’ironia che contraddistingue la saga di Harry Potter. I toni cupi si uniscono a quelli ironici in una mirabolante, come sempre, avventura con le persone del posto. La migliore di tutti è Luna Lovegood, la bionda e stranita ragazza che pare non sapere mia dove si trovi.

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I grossi tagli apportati al libro vengono compensati dal ritmo perfetto di un film lungo, ma che sembra durare pochi minuti. Le ambientazioni sono fedelissime alle descrizioni della Rowling, creando un perfetto contatto tra i fan del libro e quelli dei film. Ed i personaggi principali sono finalmente grandi. I baci innocenti del film precedente lasciano spazio ad allusioni sessuali ed ormoni giovanili, spiazzando, a volte, il pubblico. Non più un film per bambini, HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZOSANGUE è un film adulto, per tutti i fan che insieme al maghetto sono cresciuti. Ed aspettando gli ultimi due capitoli che divideranno il settimo libro “Harry Potter e i doni della morte”, che sia nuovamente Harry Potter mania.

Via|FLM

Quello che c’è da sapere su Michael Jackson

Pubblicato in Uncategorized da pinkandthecity il Luglio 12, 2009

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Il Re è morto ed in venti minuti, il minimo per rimanere in silenzio e cominciare a pensare, il web si è scatenato. Orde di blogger, tabloid, magazine e fan site hanno cominciato a ticchettare sulle tastiere alla ricerca del dettaglio non detto, della piccolezza taciuta, del segreto ben nascosto. Il Re è morto, ma il gossip, neanche lontanamente claudicante, si è solo ingigantito. Così, nell’immensa battaglia tra la santificazione di Michael Jackson, e la sua definitiva distruzione, storie simpatiche, grottesche e di rivincita vengono sbattute in prima pagina, ed anche se ci professiamo “non interessati”, stiamo sempre lì a leggere quello che succede.

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PEDOFILIA. Lontanto da voler accusare o assolvere, quando Jackson è stato accusato per la seconda volta di pedofilia nel 2005 tutti hanno detto: “ovvio che se li porta a letto”. Poi Jacko viene assolto ed è stata la volta di: “vabbè, chissà quanto avrà pagato per essere assolto”. Poi lui muore e Jordie Chandler, il primo ad averlo accusato dice:  ”Mio padre mi ha fatto dire bugie. Ora non posso piu’ mentire, chissa’ se Michael mi perdonerà”. Storia archiviata.

FUNERALE. Michael fa notizia più da morto che da vivo, e l’organizzazione del funerale è stata più seguita di Six Feet Under. Bara d’oro o in mogano? Biglietti a pagamento o lotteria per i sudditi del Re? Funerale con tour della bara, o sepoltura silenziosa? Certo, Michael, come lui stesso ha chiesto, avrebbe voluto essere cremato e spedito sulla luna. Tutto si può dire di lui tranne dargli del minimalista.

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FIGLI. Bianco latte come il padre, che però era geneticamente nero. E quindi, alla lettura del testamento, tutti vogliono sapere la verità sui bambini di Jacko. Via, quindi, ai test di paternità. Risultato: i bambini non sono i figli biologici di Michael Jackson, ma sono i figli della mamma surrogato e del dermatologo di famiglia. Meglio che in Beautiful. Affidati, per ora alla famiglia, in caso di necessità, Jacko riporta nel suo testamento, “i bambini avranno come tutore Donna Summer”.

SALUTE. Certo, non il volto della vita salutare, Jacko, negli ultimi scatti prima della morte, non sembrava neanche tanto malaticcio. Pillole, droghe, e bibite energetiche, hanno portato il cantante ad un lento deperimento, fino al momento della sua morte (testimoniato dalla registrazione della telefonata di un suo caro al 911). La tata dei sue figli ha subito detto che spesso ha dovuto eseguire lavande gastriche per salvarlo dalle medicine. Intanto la seconda autopsia è stata fatta, e la famiglia (oltre che tutti noi), siamo qui ad attendere i risultati.

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DEBITI. Morto con circa 500 milioni di dollari di debiti (300 milioni alla Barclays), Jackson non era un tipo parsimonioso. Viveva come la Regina Elisabetta nel suo Neverland e collezionava oggetti d’arte di gran valore. La sua dimora è valutata 100 milioni di dollari. Ed i diritti di tutte le canzoni dei Beatles, acquistati nell’85 per 50 milioni di dollari, ora ne valgono più di un miliardo. Sicuramente il debito lasciato, sarà coperto in un paio di giornate di vendita massiva.

LIZ TAYLOR. Amica di vecchissima data di Michael, non ha voluto partecipare al funerale evento. Troppo commossa per una cosa simile, e troppo sicura che Jacko avrebbe voluto altro. Ed infatti, ci tiene a precisare tramite Twitter che “davvero non credo che Michael avrebbe voluto che dividessi il mio dolore con milioni di altre persone. Quello che sento è solo una cosa mia e sua. Non un pubblico evento”. E quindi, ha logicamente deciso di tenere propri i sentimenti spiattellandoli sul social network più in voga del momento.

Foto| SuperPop

Via| FLM

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L’ateneo fashion di Henry Cotton’s

Pubblicato in Extra Moda da pinkandthecity il Luglio 4, 2009

di Daniele Catena

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L’idea di una divisa scolastica alla maniera anglosassone è qualcosa di anni  luce di distanza dalla nostra concezione di vita collegiale. Sebbene il look degli studenti italiani sia molto riconoscibile, ad esempio le super stilose Luiss girls, gli stemmi universitari ed i colori degli atenei non vengono adottati come status symbol d’appartenenza a qualcosa di esclusivo, che sia la “Sapienza” o la “Bocconi”.

In altri luoghi la situazione è leggermente diversa. L’America ed il Giappone sono i leader dell’uniforme scolastica trendy, ma anche al vecchia Inghilterra non si fa mancare la sua dose di esclusività. Harvard ed Oxford sono i due atenei elitari, quelli adorati e sognati dagli studenti di buona famiglia. E proprio questi due atenei, in collaborazione con Henry Cotton’s, hanno lanciato la loro personale linea d’abbigliamento.

In realtà il procedimento funziona al contrario. Manilo Massa, general manager di Henry Cotton’s, ha pensato di voler realizzare una linea esclusiva in sinergia con i campus più illustri del mondo, per poter dare la possibilità di avere uno stile riconoscibile, e soprattutto adottabile da tutti gli studenti universitari.

Questa linea d’abbigliamento è infatti venduta in tutti gli stores di Henry Cotton’s e, sebbene per ora la collezione prevede solo polo e felpe, è in arrivo anche un’intera linea per la prossima primavera. Prettamente maschile, la stesso concept al femminile è in fase di elaborazione, Henry Cotton’s dà la possibilità di acquistare qualcosa di unico, qualcosa che indichi      l’appartenenza ad un gruppo particolare, ed anche privilegiato.

Questi vestiti non renderanno migliori le nostre università, ma almeno ci permetteranno di scegliere liberamente, almeno con lo stile, il nostro ideale di università; magari aspettando Dolce & Gabbana per la “Sapienza”.

via|4FOUR

Dsquared2. Spring/Summer 2010

Pubblicato in Uncategorized da pinkandthecity il Giugno 26, 2009

di Daniele Catena

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Dsquared2 è un brand che ha sempre dimostrato di essere al passo con i tempi, senza mai rinunciare al concetto di moda come gioco e divertimento erotico. Le collezioni a tema, che hanno lanciato Dean e Dan Dsquared nell’olimpo della moda commerciale, hanno sempre stupito, sconvolto e venduto. La collezione religiosa è quella che più di tutte ha lasciato un sengo. Crocifissi, cuori sacri e colombe stampate hanno trasformato l’icona religiosa in un simbolo di street art wear. Certo, anche Dolce & Gabbana l’hanno fatto, ma in chiave più glamour e classica.

Dopo lo stile Hip Hop e street, che ha caratterizzato le vendite di questa stagione, Dean e Dan pensano al 2010 con una nuova collezione urbana dedicata ai mestieri. Come al solito play is better. E quindi il boy scout, il muratore, l’escursionista ed il macellaio diventano parte del nuovo immaginario fashion. Colori accesi, tessuti grezzi, militari e spillette sono tutti mischiati per un meltin’ pop confuso e sexy. L’uomo torna uomo, e talvolta anche un pò nerd. L’abito diventa dimostrazione della voglia di divertirsi e si fa maschera camp di un immaginario notturno.

Dsquared2 è l’eccesso che piace. E’ il gioco che vende. E’ un brand in continua ascesa.

Foto via|  CooleChic

Clubbing Roma

Pubblicato in Extra Trend da pinkandthecity il Giugno 22, 2009

di Daniele Catena

L’estate romana è sempre ricca di eventi imperdibili (e problemi organizzativi). Con ancora i forse alcuni eventi, il cartellone di questa estate è pronto ad offrire delle locaion estremamente cool.  Completamente urban, i club protagonisti sono immersi nelle atmosfere capitoline estive. Verde e spazi aperti daranno sfogo all’immaginazione ed il ritmo. L’EUR sarà il polo del divertimento notturno. Zona trendy e totalmente metropolitana, ospiterà, nelle sue aree verdi, il GAYVILLAGE. Ancora in forse, per via della sovrintendenza, il VILLAGE è l’evento estivo più frequentato a Roma. Come al solito, due piste, spazio arte, teatro e negozi, accoglieranno i visitatori abbracciandoli con la colorata cultura glbtq. Ancora all’EUR è in apertura il PURPLE per gli amanti della commerciale, house e revival ed aperto alle sperimentazioni artistiche ed alle istallazioni. Sempre in zona è la volta dell’ABSOLUT che, dotato di piscina, ristorante ed area relax, offre un’offerta che spazia dalla musica rock all’elektro, ospitando anche il party evento dell’estate, FRESH – Gay and Lesbian dance pool party. E se ancora non ne aveste abbastanza dell’EUR è in arrivo anche il REFRESH per gli aperitivi su base elektro, indi e (no)wave.

Cambiando zona, se si volesse optare per un’area più centrale, sul lungotevere, tra Ponte Milvio e Duca d’Aosta apre la mega area dell’ECO, che ospita, tra le altre serate, MUCCASSASSINA SUMMER BOX, ovviamente di venerdì. Riapre anche, l’ormai annuale, spazio AREA in via dei Campi Sportivi. Club strutturato in 4 piani prevede una grande pista da ballo e tre privè esclusivi.

Ultima, ma non meno importante, l’estate romana al mare è anche ad Ostia. Non ci sono qui particolari novità se non al GO BEACH, con la versione estiva del GORGEOUS I AM.

Help yourself in questa estate romana caldissima.

RomaPride tra lustini e rabbia

Pubblicato in Extra Varie da pinkandthecity il Giugno 18, 2009

di Maria Tridico e Daniele Catena

Si può solo rallentare ma non fermarlo.

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“Io voglio dedicare questo pride ad un ragazzo di sedici anni che si è scoperto gay ed ha accettato di essere gay. Che probabilmente a casa sua al telegiornale  vedrà l’immagine di questa piazza piena. Molto probabilmente suo padre dirà: Che schifo; che zozzoni. E lo sta dicendo a suo figlio di cui ignora la sua sessualità. Noi vorremmo dire da questa piazza a quel ragazzo di provincia: Non sei solo. Siamo tutti con te.

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Al grido di “Liberi tutti, liberi tutte” il 13 giugno si è svolto il Roma Pride 2009, la parata per i diritti delle lesbiche, gay, bisessuali, transgender/transessuali, queer e tutti gli uomini e le donne libere. La Gay Parade è stata solo il momento finale di un lungo iter cominciato con un grosso disagio legato ai movimenti politici e alla questura romana. Non è semplice arrivare alla conclusione dell’evento. Fino a poche ore prima della parata non si sapeva se ci sarebbe stata o no l’autorizzazione e le forze organizzative hanno fatto tutto il possibile per rivendicare, anche legalmente, il diritto di manifestare degli omosessuali. E per questo diritto, il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli ha fatto anche ricorso al TAR per la continua negazione del percorso da parte della questura. Stefano Mastropaolo, segretario del Circolo Mario Mieli, in un’intervista rilasciata a Fuori Le Mura ha affermato che “come sostiene anche la nostra presidente Rossana Praitano, c’è stato un funzionario che ha pensato di fare cosa giusta anticipando quella che sarebbe stata una decisione presa. Ci sono tre ricorsi in corso e si è arrivati al TAR sia per la negazione di piazza San Giovanni che per accedere a Piazza Venezia, non più presente nei nuovi accordi comunali per le manifestazioni pubbliche. Non hanno riconosciuto il Roma Pride come nazionale”, continua a spiegare Stefano Mastropaolo, “ma il Roma Pride è una manifestazione nazionale che comprende trenta sigle presenti nella maggior parte del territorio nazionale.” E la maggiore visibilità è stata proprio data dal chiacchiericcio dei media su questa questione, ponendo in forte risalto la parata, che probabilmente sarebbe passata inosservata.

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In attesa dell’Euro Pride che si terrà a Roma nel 2011, Ornella Muti, madrina dell’evento, ha tagliato il nastro rosso come buon augurio per il futuro pride. Rispetto agli altri anni l’esuberanza è stata ridimensionata perché, più che mostrarsi alle televisioni ed agli spettatori, tra i partecipanti c’era la voglia di manifestare e protestare. Nonostante la parata fosse più contenuta, è rimasto lo spirito euforico che caratterizza l’evento. Da piazza Esedra fino a Piazza Navona, passando per Piazza Venezia, a ritmo di pop, house e samba, hanno sfilato 20 carri. Dietro lo striscione d’apertura, che recava il motto “Liberi tutti, liberi tutte”, il tradizionale autobus a due piani, capitanato dalla Karl dù Pignè, ha fatto rivivere il ‘69, anno dei fatti di Stonewall volendo lanciare il messaggio che pride non è solo per gli esponenti della comunità lgbtq ma anche per gli eterosessuali.

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Lady Ursula, drag di sera e studente di mattina, dice di essere andata alla manifestazione armata di tacco numero 20 e boa fucsia “perchè sentivo la necessità e l’obbligo di manifestare la libertà d’espressione e delle scelte di vita, che non vanno a né a ledere e né a danneggiare le scelte di tutte le altre persone”.

Germano invece si definisce “frocio” perché “omosessuale mi sembra più una definizione da manuale medico. È una parola che viene messa, secondo me, per etichettare le persone ancor di più che frocio, che può essere usata come un’offesa verbale e basta”.

Sara Castania, invece è andata al Roma Pride “per testimoniare l’orgoglio frocio. E ci tengo che voi scriviate frocio. È la prima parata che ho seguito quindi per me è stata magnifica. Poi ero piena di enfasi in prima fila. Mi sentivo molto partecipe e per questo ho deciso di portare lo striscione del Mieli,  per manifestare l’idea che per gli omosessuali valgono gli stessi diritti degli eterosessuali. E un eterosessuale che porta lo striscione è segno del grande messaggio che il pride vuole mandare”.

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Dunque, quello che si è svolto per le strade proibite di Roma, non è stato soltanto un carnevale ma anche una protesta per ricordare sia le discriminazioni che il rispetto dei diritti, cominciando da quello di scendere in piazza.

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EDITORIALE. Compro dunque sono.

Pubblicato in Extra Moda da pinkandthecity il Giugno 15, 2009

di Daniele Catena

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“Io sono per l’arte delle pompe di benzina bianche e rosse e delle insegne luminose ad intermittenza, per i biscotti… Sono per l’arte Kool, l’arte 7-Up, l’arte Pepsi… l’arte 39 centesimi e l’arte 9.99 dollari.” Claes Oldenburg

La crisi economica sembra non abbandonarci più. Per strada riesco a vedere i volti tristi di alcune persone che vorrebbero comprare, ma non possono. A stento, altri ancora, riescono a pagare il mutuo, figurarsi comprare quelle scarpe da 200 euro. Nell’era postmoderna, in cui il simbolo e l’icona televisiva acquistano di importanza nelle nostre vite, “Compro dunque sono”  diventa qualcosa di tangibile. L’I-Pod non è migliore di altri lettori mp3, ma è uno status symbol. È quell’oggetto che se lo possiedi sei nel clan. E così quella maglia strana ad edizione limitata o il nuovo netbook che viene pubblicizzato in maniera estremamente cool in TV. Comprare è sinonimo di benessere. Comprare ci rende delle persone “migliori”, quantomeno nell’aspetto. Comprando il nostro stile di crea, e quindi anche noi. Compriamo perchè siamo.

Ma cosa succede quando non possiamo comprare. Cosa diventiamo nell’assenza dell’acquisto? Siamo assuefatti dal lusso, e non è un male se ce lo possiamo permettere. Ma se le finanze drasticamente diminuiscono, rinunciare a quel prodotto in più a cui eravamo abituati diventa frustrante. Quello status symbol non può più rappresentarci e ci vediamo diversi dagli altri. Pensiamo che senza una t-shirt di Armani la nostra vita sia peggiore di prima, ma è tutta un’illusione.

Becky Bloomwood direbbe che stringere le mani su un sacchetto nuovo, colorato, pieno di  vestiti e fashion item è una delle esperienze più soddisfacenti. Ed è vero, ma in assenza di ciò, ci si può godere la vita ugualmente. La crisi economica non deve imporci una manipolazione dell’umore, ma può farci scoprire altre vie per l’appagamento. Tutti possiamo trovare la nostra via di “risparmio” nella società globalizzata in cui il low-price non è irrimediabilmente un sinonimo di scarsa qualità. Come dice Tommy Hilfiger: “Penso che anche se si è costretti a fare economia, ci si può comunque trattare in modo diverso. Si può andare da Häagen-Dazs. Ma anche avere una buona cena con ottimo vino. Tutto è relativo, ma anche senza troppi soldi puoi ancora prendere la vita con allegria”.

E sembra davvero semplice, perché forse lo è. In questo momento storico non serve crogiolarsi nella disperazione e nel lamento, perché un modo per essere felici si trova. L’allegria è la soluzione. Un’allegria che non è prendere sotto gamba i problemi economici, ma ci aiuta a superarli senza cedere. Ci sorregge. E questa crisi prima o poi passerà, ma per ora ci sono tante e tante cose da poter fare, ma non le vediamo. Dobbiamo solo aprire gli occhi.

“Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla. Una Coca è una Coca e nessuna somma di denaro ti può permettere una Coca migliore di quella che si beve il barbone all’angolo della strada. Liz Taylor lo sa, lo sa il Presidente, lo sa il barbone e lo sai anche tu.” Andy Warhol

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Tommy detta moda.

Pubblicato in Extra Moda da pinkandthecity il Giugno 12, 2009

di Daniele Catena

“Details” è la bibbia americana dello sport ‘n’ casual wear maschile. A suon di redazionali di moda si fissa con precisione lo stile contemporaneo, creato in base alle necessità sociali ed economiche che ci si presentano di volta in volta.  Indagando sullo stile e sulla contaminazione di generi, “Details” vanta ottime firme e gradi consulenze. Nel numero di maggio è proprio Tommy Hilfiger, guru dell’American Style, che detta regole per l’uomo moderno. Condivisibili o no, le regole strutturano lo stile contemporaneo con particolare attenzione al dettaglio.

Come postulato iniziale Hilfiger ci tiene a precisare che “i  trends sono molto pericolosi, perché normalmente sono temporanei e talvolta potrebbero farti sembrare ridicolo. Se lo slim va di moda, indossa slim pants con una camicia tradizionale ed una giacca, così avrai solo un grammo di ciò che fa tendenza”.   Hilfiger è conosciuto per il suo stile American Classic, non senza una giusta dose di street style. Il concept alla base della Hilfiger Industry è proprio quello di vendere un marchio riconoscibile e sinonimo di qualità, senza sottostare alle tendenze del momento. “Less is better”, aggiunge lo stilista, “Anche se ha tanti accessori nel tuo grande armadio non devi indossarli tutti insieme. Scegli uno solo dei tuoi oggetti di stile”. E continua: “Troppe stampe sono un disastro. Le camicie tropicali vanno bene ai tropici ed le infradito in spiaggia”. La semplicità è comunque il tratto caratteristico delle regole alla Hilfinger.

“Credo che lo stile preppy sia la via da percorrere”, continua nel suo elenco di regole, “è sinonimo dello charm del vecchio continente ed è apprezzato da tutte le icone. Da Robert Redford a James Dean. Dovremmo esserne orgogliosi. Essere preppy è comodo e se fatto bene, con buona qualità, sembra una combinazione tra lo stile Italiano e quello Inglese”.

Ma i consigli di Tommy Hilfiger vanno anche oltre lo stile. “Penso che anche se si è costretti a fare economia, ci si può comunque trattare in modo diverso. Si può andare da Häagen-Dazs perché non costa molto. Ma anche avere una buona cena con ottimo vino. Tutto è relativo, ma anche senza troppi soldi puoi ancora prendere la vita con allegria”.

Magari seguire le regole può non piacere, ma si prendano le parole di Tommy Hilfiger come un’idea ottima di stile e comodità. Magari continuerete ad indossare i vostri slim pants con maglie stretchissime e cardigan extra small, ma almeno su una cosa Mr. Hilfiger ha assoluta ragione. Qualunque sia il tuo stile, la cosa più importante è godersi la vita. Questo è un dono che nessuna boutique potrà mai mettere in vendita.

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Sacro e Profano

Pubblicato in Commedia, Indipendenti da pinkandthecity il Giugno 9, 2009

di Daniele Catena

SACRO E PROFANO (Filth and Wisdom), nelle sale dal 12 giugno, è il film che vede il debutto registico di Madonna, vera icona della cultura contemporanea.

Film urbano, è un racconto di vite sopra la riga; è l’insieme delle parole che narrano delle esistenze perdute in un luogo che è Londra, ma che potrebbe essere una qualsiasi città. A.K (Eugene Hutz) è un musicista punk-gitano che, cercando successo, lavora come “master” per accontentare le pulsioni sessuali dei suoi clienti. Holly (Holly Weston) è una ballerina che non trovando lavoro comincia una brillante carriera come lap-dancer. Juliette (Vicky McClure) fa la commessa in farmacia, ma sogna di andare in Africa per fare la volontaria.

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SACRO E PROFANO, creato per essere un cortometraggio, è poi diventato l’opera prima di Madonna. “Mi sono innamorata dei personaggi”, dice la cantante “e ho voluto farli vivere più a lungo. Terminato il film mi sono resa conto che ognuno di loro rappresenta un aspetto della mia personalità e così l’esperienza si è rivelata tanto artistica quanto terapeutica”.  E SACRO E PROFANO appare realmente indivisibile dal personaggio Madonna. Tutte le sregolatezze e le missioni del personaggio confluiscono in questa storia, che più di una canzone, appare personale.

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Il sesso è presente in ogni momento ma non rappresenta l’elemento di evasione. I rapporti estremi vengono presentati nella loro grande naturalezza. Ed è proprio l’attrazione fisica che lega i personaggi e li incatena. Dal basso, il racconto si innalza, diventando metaforico. Si muove proprio dalla sporcizia alla saggezza. Dal buio alla luce, come il concetto alla base della Kabbalah. Questa religione, di cui Madonna è grande praticante, impregna ogni aspetto della pellicola mostrando, metaforicamente, quel percorso religioso/personale che conduce alla ricerca della felicità.

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Pur mostrando degli aspetti acerbi (tanto nella regia, che nella sceneggiatura, come Madonna ammette), SACRO E PROFANO colpisce per la sua etnicità ed ambientazione. Le musiche dei Gogol Bordello, di cui il protagonista del film ne è leader, creano un flusso uditivo eccentrico ed interessante. La commistione di generi crea un meltin’pot di immagini e suoni che fa rivivere la cultura metropolitana in tutta la sua diversità.

SACRO E PROFANO non è un bel film, ma è molto interessante. Merita di essere visto ma senza il dito puntato al particolare. E’ un flusso di coscienza eccentrico che forse, riesce anche a stupire.

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